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	<title>Aioli di Francesca Romana &#187; ♥</title>
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	<description>Cucina, Ricordi, Tradizioni</description>
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		<title>Un dolce inverno con la zuppa di zucca</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 18:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un forte vento, il cielo grigio e pesante e l’influenza che mi tiene bloccata a casa da qualche giorno&#8230; ingredienti essenziali per raccogliere le idee, dare inizio a qualche progetto e sicuramente scrivere&#8230; adoro l’inverno, la luce breve che invita ad una fumante tazza di té, le candele accese, il calore del legno e dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un forte vento, il cielo grigio e pesante e l’influenza che mi tiene bloccata a casa da qualche giorno&#8230; ingredienti essenziali per raccogliere le idee, dare inizio a qualche progetto e sicuramente scrivere&#8230; adoro l’inverno, la luce breve che invita ad una fumante tazza di té, le candele accese, il calore del legno e dei toni rossi della mia casa&#8230; il silenzio mi induce alla riflessione&#8230; un silenzio interrotto sporadicamente dalla musica country (soft) di sottofondo. Il mio dee jay mi prende in giro&#8230; in effetti la musica country&#8230; in quanto a gusti musicali sono una nostalgica e una “classica” retrò. Ma non ci distraiamo con la musica e concentriamoci sulla cucina, che è l’anima di questo blog, il mio diario, la mia voce interiore che si esprime attraverso i fornelli. Sere fa, il mio amico Pierpa ha avuto un’idea scintillante&#8230; che con i miei tempi (lunghi&#8230;) sicuramente metterò in pratica. La cucina è un percorso, come la vita, si evolve, si cambia, si cresce, si sperimenta, si fanno scelte forti, si imboccano strade insolite&#8230; quanti progetti per questo 2018!</p>
<p>Lavoro/cinema, libri, traduzioni, Accademia della Cucina, Tudor society&#8230; ieri ho letto questa frase: “<em>How to stay inspired? Ignore the question “what’s the point?” and look at beautiful things</em>”. E allora penso di essere fortunata, perché di cose belle a cui guardare ne ho molte, a partire dai progetti in cantiere appunto, e dagli affetti cari, il mio punto di forza e la mia essenza.</p>
<p>Parliamo di zuppe calde. In inverno vivrei solo di quelle! Ne cucino una varietà infinita, prendendo ispirazione un po’ ovunque, dalla <em>old-style</em> ma sempre affidabile Delia Smith, fino ai più moderni Jamie Oliver e compagnia bella. Questa di cui scrivo oggi è una ricetta facilissima, veloce e pratica firmata “Simona” la mia fantastica amica avvocato di cinema che, essendo anche lei travolta dal lavoro, come me, la sera non ha molto tempo per i fornelli, relegando al fine settimana le preparazioni più “complesse” come i tortellini fatti a mano, di cui ancora non riesco ad estorcerle la ricetta del ripieno! Ma ce la farò&#8230; Adoro Simona e le voglio un gran bene. In questi ultimi anni è stata un’amica sincera e una solida spalla, generosa del suo tempo e della sua grande umanità. Avvolgente come questa zuppetta di zucca.</p>
<p>La ricetta richiede pochi ingredienti e poca lavorazione. Come molte delle mie ricette, per le dosi, vi consiglio di fare a occhio, perché io ad esempio aggiungo più sedano perché lo adoro, o più patate se la voglio più “solida”.</p>
<p><strong>Ingredienti</strong>: zucca, porro, patate, carote, sedano, sale, pepe, parmigiano.</p>
<p><strong>Procedimento</strong>: lavate e pulite le verdure, tagliatele a grossi pezzi e mettetele a bollire in una pentola capiente con acqua fino a coprirle appena. Una manciata di sale grosso e lasciate cuocere il tutto. Quando le verdure saranno cotte, frullatele con un po’ di acqua di cottura, aggiungendone man mano fino a raggiungere la consistenza desiderata. A me piace molto densa. La zuppa “facile e veloce” è pronta. Io solitamente la condisco con un filo di olio di oliva e una manciata di parmigiano. Potete aggiungere anche un po’ di pepe o qualche altra spezia o erbetta che vi aggrada (es. timo o semi di cardamomo).</p>
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		<title>Al mercato in bicicletta… la minestra di cucuzza lunga siciliana</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jul 2017 17:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il caldo romano di questi giorni la bicicletta non è la scelta più saggia per la città, ma come diciamo sempre io e la mia amica Melli… noi eleganti donne minute over 45 dobbiamo continuare a mantenere una forma e un peso perfetti e tonicità. Moderazione a tavola, niente alcol e tanto movimento. Adoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il caldo romano di questi giorni la bicicletta non è la scelta più saggia per la città, ma come diciamo sempre io e la mia amica Melli… noi eleganti donne minute over 45 dobbiamo continuare a mantenere una forma e un peso perfetti e tonicità. Moderazione a tavola, niente alcol e tanto movimento. Adoro le passeggiate in bicicletta a Villa Borghese e dintorni, e da qualche giorno la bicicletta è diventata il mio mezzo “<em>loisir</em>” per andare al mercato: bici vintage senza sofisticazioni moderne (come lo siamo noi del mondo di Aioli), infradito e borsa di paglia.</p>
<p>Mi perdo tra i banchi delle verdure e dei prodotti di stagione. La frutta estiva è invitante e colorata, i pomodori sono i miei preferiti e ne prendo di ogni varietà e colore. Ma l’occhio cade sulla cucuzza lunga o cucuzza longa, ovvero, la zucchina lunga siciliana. E’ un prodotto della campagna di cui si utilizzano anche le foglie e i germogli per la pasta con i tenerumi. Non è facile trovarla a Roma. E’ tipicamente siciliana e il rimando ai miei periodi palermitani è immediato. La minestra di cucuzza lunga è un piatto tradizionale dell’estate siciliana e Mamma Galitzine ha imparato da loro a cucinarla. Galitzine è sempre stata eccentrica e originale e nei nostri piatti c’era sempre qualcosa che altri non conoscevano. Da bambine mangiavamo zucchina lunga siciliana quando a Roma era praticamente sconosciuta. Questa minestra per me significa Palermo, vitalità, estate e ricordi di cose buone. Nonostante il caldo, i fuochi della piccola cucina pariolina sono accesi e pimpanti.</p>
<p>Stasera cena estiva dal tocco siciliano con pochi cari amici, per godere del fresco e del verde del terrazzo.</p>
<p><strong>Ingredienti: </strong>una cucuzza lunga, una cipolla abbastanza grande, tre pomodori maturi, tre patate, olio extra vergine d’oliva q.b., sale e pepe nero o peperoncino macinato q.b., pecorino fresco o ricotta salata o parmigiano (facoltativo) e qualche foglia di basilico</p>
<p><strong>Procedimento:</strong> Lavate i pomodori, pelateli, divideteli in due, eliminate i semi e tagliateli a pezzetti. Lavate, raschiate e tagliate a tocchetti la cucuzza lunga. Sbucciate e tritate finemente la cipolla e fatela rosolare in un tegame (io adoro il coccio) con un paio di cucchiai d’olio e un po’ d’acqua. Aggiungete i pomodori, e fate insaporire qualche minuto, poi unite anche le patate sbucciate e tagliate a tocchetti. Mescolate, aggiungete la cucuzza, il sale necessario e tanta acqua quanta ne serve a coprire a filo patate e cucuzza. Lasciate cuocere con un coperchio per circa 30 minuti, cioè fino a quando patate e cucuzza saranno diventate tenere: a questo punto non resta che aggiungere un filo d’olio ed una  macinata di pepe nero o peperoncino. Completate con una grattugiata di ricotta salata o delle scagliette di parmigiano o pecorino e la foglia di basilico. C’è chi preferisce anche aggiungere la pasta, e nel caso, l’ottimo sono i ditalini.</p>
<p>La minestra di cucuzza è pronta. Generalmente si mangia calda o tiepida…ma è buonissima anche il giorno dopo, fredda.</p>
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		<title>Io, la signora Fiamma e la nostra insalata di fragole</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jul 2017 16:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io e la signora Fiamma da anni ci salutiamo garbatamente con un cenno del capo e silenziosamente ci contendiamo lo stesso ambitissimo tavolo nel nostro posto preferito, Babington’s. E’ il punto che domina la sala, dal quale si vede Piazza di Spagna dalla grande finestra a vetrate e, in inverno, si può godere del camino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Io e la signora Fiamma da anni ci salutiamo garbatamente con un cenno del capo e silenziosamente ci contendiamo lo stesso ambitissimo tavolo nel nostro posto preferito, Babington’s. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">E’ il punto che domina la sala, dal quale si vede Piazza di Spagna dalla grande finestra a vetrate e, in inverno, si può godere del camino scoppiettante. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Una donna curiosa la signora Fiamma… una distinta signora dai capelli argentati, dal portamento elegante, gli occhi vivaci e i tratti del viso che lasciano trasparire una vita intensa e movimentata. L’ho osservata spesso e a lungo, anzi… ci osserviamo reciprocamente ma non ci parliamo mai. Ci salutiamo con un sorriso timido e forse ci interroghiamo sulle rispettive vite. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Io non voglio scoprire chi è realmente la signora Fiamma. Preferisco immaginarla la sua vita e continuare a fantasticare. Io ascolto le sue conversazioni al telefono, lei ascolta le mie e ci sorridiamo. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Lei ha i suoi libri e io i miei o il mio Mac e le mille carte, sceneggiature e appunti che sparpaglio anche lì, senza ritegno. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ho sempre pensato che da anziana sarei stata come la signora Fiamma… e tutto sommato non mi posso lamentare…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">L’ostinato e rispettoso silenzio ci rende complici anche nella scelta dei piatti. <a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/07/stilton2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2775" title="stilton" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/07/stilton2-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Beviamo lo stesso tè, scegliamo le stesse cose… Oggi vi parlo della nostra insalata preferita e </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">anche molto fresca per queste giornate di “chaleur accablante” come scriveva Camus nel mio libro preferito “L’Etranger”. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">E’ un piatto semplice. E’ un’insalata di spinacini… a cui dovrete aggiungere fragole fresche, formaggio Stilton a pezzettini, avocado, mandorle tostate e semi di papavero. Conditela con una vinaigrette. Di solito la accompagno con un tè freddo profumato al bergamotto. </span></p>
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		<title>La festa di mezza estate e qualche ricetta dal gusto nordico</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 15:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando non sarai più parte di me ritaglierò dal tuo ricordo tante piccole stelle, allora il cielo sarà così bello che tutto il mondo si innamorerà della notte. (W. Shakespeare &#8211; Romeo e Giulietta) La notte di mezza estate è una notte magica, che si veste di fiori, balli e canti. Una tradizione del Nord [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #808080;"><em><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;">Quando non sarai più parte di me ritaglierò dal tuo ricordo tante piccole stelle, allora il cielo sarà così bello che tutto il mondo si innamorerà della notte. </span></em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;">(W. Shakespeare &#8211; Romeo e Giulietta)</span></em></span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">La notte di mezza estate è una notte magica, che si veste di fiori, balli e canti. Una tradizione del Nord Europa che si festeggia a metà giugno: un inno all’estate, alla natura e all’amore. Si raccolgono fiori, si fanno ghirlande per i capelli, si balla intorno ad un palo fiorito, si danza, si mangia e si beve.</span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;"><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/06/ghirlanda-sambuco.jpg"><span style="color: #808080;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2756" title="ghirlanda-sambuco" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/06/ghirlanda-sambuco-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></span></a>E’ la notte in cui le donne raccolgono sette tipi diversi di fiori, li sistemano sotto il cuscino e il futuro marito apparirà in sogno… </span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">E’ la notte di Puck, il folletto shakespeariano del “Sogno di una notte di mezza estate”, che spreme il succo della viola del pensiero sugli occhi di Titania perché si innamori del primo essere che vedrà al risveglio.</span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">La mezza estate è il periodo dell’anno in cui si vive in una dimensione temporale arcaica, quasi primitiva, dove le emozioni, riportate alla loro essenza primordiale, annullano le distanze e l’uomo riallaccia il suo rapporto con la natura circostante.</span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">La natura, con i suoi tempi ciclici, il suo eterno divenire, la sua bellezza sicura, la sua energia pulsante svolge un ruolo primario nella perpetuazione di una cultura popolare ancestrale o, più semplicemente, nel mantenere l’uomo ancorato alla sua umanità.</span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">La giornata si trascorre all’aperto, nella più totale spensieratezza. Si celebra il solstizio d’estate e il periodo della fertilità. E’ una festa di origini pagane e precristiane, le case vengono decorate con foglie di felce e si danza intorno ad un palo fiorito. È la notte in cui la luce è più intensa e vince sulle tenebre, l’acqua si trasforma in vino e le felci diventano fiori. </span></p>
<p><span style="color: #808080;"><span style="font-size: medium;">Nel rispetto della tradizione nordica, pensiamo ad un piatto in tema. Scelgo l’aringa affumicata e con i <a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/06/aringa2.jpg"><span style="color: #808080;"><img class="alignright size-medium wp-image-2757" title="aringa2" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/06/aringa2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></span></a>suggerimenti di Arcangelo Dandini, chef romano e caro amico, vi consiglio questi piatti. Prima di tutto, se volete stemperare il carattere aggressivo dell’aringa, potete lasciarla a bagno tre ore circa con latte, </span><span style="font-size: medium;">alloro e bacche di pepe e utilizzarla poi per un crostino con aringa e burro: una versione nordica del romano burro e alici. Potete trasformare la nostrana pasta alla checca in una versione con aringa, fiocchi di burrata e olio evo oppure ideare una rinfrescante insalata di aringa, arance, olio, sale e pepe.</span></span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">Non possono mancare le patate e un boccale di birra fresca, fragole e panna per concludere la nostra festa di mezza estate. </span></p>
<p><span style="color: #808080; font-size: medium;">Facciamo spazio alla luce e alla spensieratezza delle lunghe giornate estive.</span></p>
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		<title>Un sabato a Napoli e la genovese della riconciliazione</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 17:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze.[…]. L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. (Milan Kundera) Incontri fortuiti e coincidenze, senso della bellezza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze.[…]. L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. </span></em>(Milan Kundera)</p>
<p>Incontri fortuiti e coincidenze, senso della bellezza, avvenimenti casuali e composizione della vita. Ritrovo il pensiero di Milan Kundera perfettamente aderente alla mia giornata di sabato a Napoli.</p>
<p>Io e Marianna ci siamo conosciute non molto tempo fa ed è scattata una simpatia reciproca via etere. Lei osserva me, io osservo lei: boccoli biondi, sguardo dolce e rassicurante e forse, complice il nome, l’ho identificata con la Marianna francese, simbolo della Libertà. Curatrice di mostre d’arte, studiosa dei fenomeni del collezionismo e del mercato dell’arte, ci sentiamo per tradurre dei testi e l’aiuto volentieri. La traduzione di testi d’arte è per me un piacevole divagare da testi più tecnici e meno “poetici”. Le coincidenze proseguono e Marianna mi fa contattare da Paolo, un artista napoletano, vincitore del concorso “Un’opera per il castello”. Anche Paolo ha bisogno di una traduzione per il suo progetto “Follow the shape”: un corrimano metallico lungo i camminamenti di Castel Sant’Elmo su cui è disposto un sistema di lettura in braille per i non vedenti, che poggiandosi alla ringhiera possono farsi un’idea della bellezza che hanno davanti, leggendo in braille frasi tratte dal libro di Giuseppe De Lorenzo “La terra e l’uomo”, tradotte in inglese da me e da un mio collega madrelingua e riportate sul corrimano. Il progetto mi ha entusiasmato e ci siamo immersi nel testo estremamente poetico e ammaliante che mi ha trascinato poi a Napoli per l’inaugurazione della mostra.</p>
<p>Ho potuto abbracciare Marianna e Paolo e apprezzare l’opera da vicino e il suo meraviglioso panorama. In quel momento mi sono riconciliata con una città che ho sempre faticato a comprendere e di cui spesso non ho condiviso abitudini di vita e strutture mentali. Marianna e Paolo sono stati i miei <em>traits-d’union</em> con la città e la cucina naturalmente. La riconciliazione si è completata quando Marianna mi ha portato a pranzo in una trattoria spartana e casalinga dove ho mangiato la genovese più buona che abbia mai assaggiato. Nonostante la proposta di un equo baratto con la ricetta della mia preziosa matriciana e un breve e divertente braccio di ferro tra matriciana e genovese, non c’è stato niente da fare. Ma Marianna mi ha procurato una ricetta tanto poetica quanto il piatto, arrivata oggi via email, accompagnata da un suadente messaggio: &#8220;più che una ricetta… è la mia visione della ricetta&#8230; la genovese è una storia importante… un bacio. Mario&#8221;.</p>
<p>La giro sul mio blog così come l&#8217;ho ricevuta perchè non credo di poter aggiungere nulla ad un piatto con il quale non mi sono mai testata. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: center;"> <strong><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Genovese</span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">: un nome e un dilemma</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Il colmo di un cuoco è una moglie vegetariana. </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Quelle rare volte che vuoi prepararti qualcosa per te e hai trovato quel ingrediente speciale .. si entra quasi nel modo dell’adulterio, inizi a desiderare con chi provo </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">questo o come sarà quest’altra cosa e tante altre cose.. Non ho rammarichi specifici, </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">ma vi assicuro ch’è complicato e il tuo desiderio di curiosità è malamente messo in discussione&#8230; </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Forse, non mi rendo più conto, sarà complicato in ogni caso !!</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">A&#8217; genuvese</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> cosi la chiamiamo a Napoli, la salsa Genovese vanto e orgoglio della cucina napoletana anche se il nome lascia intender ben altro. In un lontano tentativo di tempo fa su l’origine del nome, un riferimento e una svolta fu su un libro dell’Einaudi, l’Arte della Cucina in Italia, un antologia di ricette e alcune scritte in latino e fortunatamente tradotte, la traduzione riportata nel testo della Einaudi è la seguente:</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Della tria genovese</span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">: </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Per fare tria genovese soffriggi cipolle con olio e metti in acqua bollente; fa cuocere e mettivi sopra spezie; e colora e insaporisci come vuoi. Con queste puoi mettere formaggio grattato o tagliato a pezzi. E servile ogni qual volta ti piaccia insieme con capponi o con uova o con qualunque carne</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Tria senza farla lunga, ci sono diverse interpretazioni, indica ogni genere di pasta e quando ho letto </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">servile ogni qualvolta ti piaccia insieme</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> …</span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">con uova…</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> li è stata la svolta gastronomica della mia vita </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">à finta genovese, </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">finalmente faccio un piatto che posso mangiare con mia moglie vegetariana..</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Mentalmente sto cucinando la genovese, senza la carne, ma faccio un bell’uovo fritto e lo appoggio sulla </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Tria,</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> sulla pasta che voglio condita con il sugo di cipolle, formaggio e uova.. E’ un piatto conciliante ed equilibrato in tutti i sensi.</span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Spesso lo faccio, altrimenti partono le trasgressioni… eheheh.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La Genovese classica, </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">à Genovese, </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">non la preparo al ristorante, fa parte di quei piatti che secondo me si devono fare a casa, ogni qual volta che pure in qualche trattoria o casa di qualcuno, il paragone e la fatidica frase..</span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">si però, ma come la fa quello o come la faceva Zia Carmelina</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> e via discorrendo scappano sempre e il confronto con la memoria spesso è insostenibile dopo che hai tagliato chili di cipolle e cotto lentamente alla perfezione quella che tu consideri in quel momento la migliore Genovese del mondo&#8230; n</span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">on è possibile !!</span></p>
<p>Cito Goethe:</p>
<p><em>Tutto ciò che è intelligente è già stato pensato. Bisogna solo tentare di ripensarlo di nuovo&#8230; </em></p>
<p>Un giorno tagliando dei finocchi nello stesso verso delle cipolle per la<em> genovese</em>, ho iniziato a pensare ad un piatto diverso agganciandomi alla ricetta storica. Non volevo inventare chissà cosa, ho fatto quel che qualsiasi cuoco fa quando pensa, trasforma, inverte e sostituisce, insomma ripensa un piatto già fatto: qualcosa d’intelligente che funziona.</p>
<p>Alla ricetta tradizionale, ho sostituito prima le cipolle con i finocchi, alla carne il pesce spada, alla pasta secca corta della fresca corta. Qualche colore e qualche odore in più, zafferano e finocchietto selvatico.</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">E’ nata la </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">genovese di finocchi e pesce spada !!</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">In ogni caso, quando preparo la Genovese, considero sempre il doppio di cipolle se non di più della quantità di carne che andrò a cuocere. Le cipolle le faccio spurgare almeno un paio di ore in acqua, avranno una digeribilità maggiore. Quando non devo usare la carne come secondo e ho più tempo mi piace mettere tutto insieme carne, cipolle, un poco di </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">accio </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">sarebbe una costa di sedano, qualche carota e un bicchiere di vino o dipende dalla quantità di carne e cipolle che andremo a preparare. Se invece la carne sarà anche secondo, la faccio rosolare nell’olio con sedano e carote, poi dopo averla sigillata la sfumiamo con il vino bianco. Dopo aggiungo le cipolle tagliate e finisco la cottura lentamente, mi aiuto con dell’acqua se necessaria, ma con la giusta stufatura che faremo con il coperchio della pentola e con la massima attenzione le nostre meravigliose cipolle saranno come una crema dorata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">L’ingrediente principale è la cipolla, ma quale ? Nel tempo ho provato diverse cipolle di tutta l’Italia e di diverse dolcezze. Preferibilmente la gialla napoletana va benissimo, ma è un piatto talmente versatile ed umorale che l’ingrediente principale diventa chi lo fa.. come in tanti piatti di casa e di quanto amore hai trasmesso nel fare quel piatto. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La carne da usare ? Il </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Laciérto, </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">sarebbe il girello, ma anche con il </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Gammunciéllo </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">sarebbe lo stinco posteriore.. parliamo sempre di carne vaccina.. ultimamente ho cucinato per una festa una Genovese con delle braciole piccole di maiale, mi servivano come dei bocconcini da mangiare in piedi insieme alla pasta e quindi non andavano tagliati. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Una grande Genovese con la carne di maiale !!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Olio o sugna anzi</span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">‘nzogna </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">e qualcuno usa anche un po’ di burro. L’olio extravergine diventa imperativo per cucinare e vivere meglio, ma un po’ di </span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">‘nzogna</span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">  </span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">fresca e profumata in giusta apposizione non lo disprezzo, anzi… Il burro se di grande qualità perché non usarlo, ma non in sostituzione dell’olio, casomai come di tradizione e non disponendo della famosa</span><em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> ‘nzogna</span></em><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">.. il burro è perfetto !! </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Non metto mai il pomodoro, che invece tanti lo usano, amo mettere un grande Parmigiano o una buona Grana, sulla pasta prima di aggiungere le cipolle cotte&#8230; </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ah, a proposito la pasta, quale ? </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">I mezzani senza alcun dubbio o al massimo i zitoni spezzati a mano.. Rigorosamente !!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Se la carne l’ho cucinata anche per usarla come secondo, mi piace fare un buon purè di patate, tagliata a fette e condita col resto del sugo diventa un secondo superbo. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ed ora all’opera e buon appetito !!</span></p>
<p align="center"><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Mario Avallone</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shakespeare, streghe e alchimisti. Una giornata che si tinge di Verona e di magia – Parte seconda</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 11:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa seconda parte di post l’ho scritta ieri in appendice alla giornata Shakesperiana, perché parla sempre di cibo, di mele e di affetti. Leggendo il mio blog, la mia amica Simona, avvocato di cinema che ama cucinare e soprattutto gustare i cibi, mi ha chiamato per dirmi che il mio blog che le ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa seconda parte di post l’ho scritta ieri in appendice alla giornata Shakesperiana, perché parla sempre di cibo, di mele e di affetti. Leggendo il mio blog, la mia amica Simona, avvocato di cinema che ama cucinare e soprattutto gustare i cibi, mi ha chiamato per dirmi che il mio blog che le ha fatto venire in mente un piatto tradizionale del Québec descritto in uno dei romanzi polizieschi della scrittrice canadese Louise Penny.</p>
<p>Simona, oltre ad essere un ottimo avvocato, un’amica sincera e una donna di grande spessore, è una divoratrice di romanzi gialli, psycho thriller e polizieschi. I romanzi di Louise Penny li ha letti tutti e ve li consiglio, sono particolarmente ben scritti e di grande atmosfera, anche se per la maggior parte non sono stati tradotti ancora in italiano. Sicuramente ora li leggerò anche io perché pare ci sia una particolare attenzione alla gastronomia. In questo caso Simona mi ha raccontato di una zuppa di mele e pastinache dall&#8217;aria molto invitante, che mi ha dato lo spunto per una cena prenatalizia che stiamo organizzando insieme.</p>
<p>Mi considero fortunata di questa amicizia preziosa e umanamente sempre molto ricca che riesce ad intrecciarsi allegramente anche con il lavoro. Abbiamo la fortuna che quando lavoriamo insieme ci facciamo anche delle gran risate e cerchiamo sempre di trovare il lato divertente delle cose. Sicuramente questo lo consente anche il tipo di lavoro. Il cinema offre notevoli spunti di dialogo e di confronto e abbiamo la fortuna di conoscere il “dietro le quinte” e il “lato umano” di un mondo che all’esterno arriva solo in parte.</p>
<p>Non voglio deviare troppo e ritorno alla mia ricetta della zuppa di mele perché questo parallelo tra Shakespeare e il Québec mi sembra intrigante. Qui c’è il link de “La petite casserole” con la ricetta in inglese e in francese. I miei lettori e lettrici saranno sicuramente in grado di capirla in lingua originale perché il testo è molto semplice, ma se qualcuno dovesse aver bisogno della traduzione, mi scriva pure e la invierò.</p>
<p><a href="http://www.lapetitecasserole.com/2015/02/parsnip-and-apple-creamy-soup.html">http://www.lapetitecasserole.com/2015/02/parsnip-and-apple-creamy-soup.html</a><strong></strong></p>
<p><strong> </strong>Foto dal blog &#8220;La petite casserole&#8221; ©</p>
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		<title>Shakespeare, streghe e alchimisti. Una giornata che si tinge di Verona e di magia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 22:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non c&#8217;è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c&#8217;è solo purgatorio, c&#8217;è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo; e l&#8217;esilio dal mondo vuol dir morte.&#8221; (Romeo e Giulietta, W. Shakespeare) Soltanto Shakespeare e Verona possono trasformare un normale pomeriggio in un pomeriggio sentimentale e carico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Non c&#8217;è mondo per me aldilà delle mura di Verona:</em><em><br />
<em>c&#8217;è solo purgatorio, c&#8217;è tortura, lo stesso inferno;</em><br />
<em>bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo;</em><br />
<em>e l&#8217;esilio dal mondo vuol dir morte.</em></em>&#8221;</p>
<p>(Romeo e Giulietta, W. Shakespeare)</p>
<p>Soltanto Shakespeare e Verona possono trasformare un normale pomeriggio in un pomeriggio sentimentale e carico di ricordi. E più è inaspettato, più diventa piacevole.</p>
<p>Penso che nella vita le coincidenze non siano casuali, e come Jung, credo fortemente nelle coincidenze significative… Sono giorni in cui nell’aria aleggia la nostalgia di Verona, Romeo e Giulietta, che nella versione cinematografica del 2013, è una vera celebrazione alla bellezza e al fascino della città e Shakespeare, con tutti i dovuti festeggiamenti per celebrare la sua morte, 400 anni fa.</p>
<p>Shakespeare nella testa e Verona nel cuore, i miei desideri si materializzano come in un sogno e trascorro il pomeriggio in compagnia di un caro amico che mi ha fatto una sorpresa proprio da Verona. Felice è un termine riduttivo per descrivere le emozioni, i ricordi, la pienezza nel condividere un vissuto affettivo e reale. Tra le chiacchiere e un tè al gelsomino, ritroviamo un’affinità elettiva che ci lega da tanti anni. L&#8217;aria e l&#8217;affetto veronese sono il preludio perfetto alla mia serata “Shakespeare, streghe e alchimisti” da Babington’s.</p>
<p>Le opere di Shakespeare sono intrise di pozioni d’amore, fiale, elisir e veleni. Ne “<em>Il sogno di una notte di mezza estate</em>”, un fiore e un’erba magica sono il pretesto dell’intreccio. Il succo del fiore, versato sugli occhi di chi dorme fa invaghire del primo essere visto al risveglio, e l’erba libera dall’incantesimo. Il bosco incantato, l’elisir d’amore che Puck il folletto sparge sugli occhi di Titania, il sottobosco notturno con i suoi profumi della foresta… La trama è molto magica. Siamo nella terra delle fate, fate gioiose che danzano immerse nei profumi di rosa rossa persiana, viole dorate, mele e cedri, come l’infuso che ho degustato accompagnato ad uno scone salato.</p>
<p><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2016/11/rosmarino1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2614" title="rosmarino" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2016/11/rosmarino1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Un intreccio simbolico-gastronomico lo troviamo in un passo di “<em>Tutto è bene quel che finisce bene</em>” dove una dama è paragonata dal clown alla maggiorana dell’insalata, o piuttosto la ruta che è l’erba della grazia. Nel “<em>Riccardo II</em>” un giardiniere si rivolge così alla sovrana: “Povera Regina… qui le è caduta una lacrima. Qui, proprio in questo punto, pianterò un cespo di ruta, l’erba amara del pentimento. Ruta, segno di pietà, si vedrà presto crescere a ricordo di una regina in lacrime. Nell”<em>’Amleto</em>”, Ofelia offre “rosmarino per la memoria, finocchio e della ruta.</p>
<p>Il rosmarino ha sempre goduto di grande fama nel mondo degli speziali. E dal bosco incantato voliamo nella Verona romantica di <em>Romeo e Giulietta.</em> Frate Lorenzo, di fronte ai parenti che compiangono la morte apparente di Giulietta ordina “Spargete questo bel corpo di rosmarino, e secondo l’usanza, fatelo portare in chiesa con le sue vesti più belle”. Tra le erbe, valenza più che mai fiabesca ha invece il prezzemolo, che cresce nel giardino delle fate. Accende voglie sopite, risveglia desideri, e spesso nella favolistica è associato alle fanciulle in età da marito. Ne è la prova il personaggio di Prezzemolina nella letteratura popolare.</p>
<p>Esseri fatati, folletti, re e regine, erbe aromatiche e pozioni. Le erbe aromatiche sono da sempre un prodotto magico e curativo. L’orto stesso può essere “particolare” come quello della strega o della fata. La strega, come la fata, sono per antica tradizione depositarie di un sapere ancestrale circa i poteri e le virtù dei principi naturali tramandati dalla magia e dalla medicina popolare.</p>
<p>Non solo erbe e spezie… La mela è il frutto simbolico e magico per eccellenza. Ne “<em>La tempesta</em>” troviamo quest’immagine fantastica “credo che porterà a casa quest’isola in tasca e le darà al figlio come fosse una mela… e spargendone i semi nel mare, farà nascere altre isole”.</p>
<p>E proprio con le mele e un po’ di finocchietto selvatico, rispolveriamo un’antica ricetta di brodo di mele dei tempi del grande poeta e drammaturgo inglese. Premettendo che i primi piatti non erano in uso nell’Inghilterra di Shakespeare, tra le preparazioni a base di frutta, è antico però l’uso di cucinare le minestre.</p>
<p>Minestra alle mele</p>
<p>Ingredienti: 1,5 Kg di mele renette, 100 gr. di pancetta, 1 rametto di finocchio selvatico, 1 gambo di sedano, 1 cipolla piccola, sale, pepe, olio.<a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2016/11/mele1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2616" title="mele" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2016/11/mele1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Procedimento: Lavate e sbucciate le mele. Eliminate il torsolo. Fate bollire dolcemente bucce e torsoli, poi filtrate il brodo ottenuto. Fate soffriggere cipolla e sedano, unite la pancetta a dadini e fate rosolare. Aggiungete le mele<br />
tagliate a pezzetti, unite un po’ di brodo e il finocchio fino ad ottenere una purea. Regolate di sale e pepe. Servite ben caldo.</p>
<p>(&#8220;<em>In taverna con Shakespeare. Amori, vendette e inganni a banchetto&#8221;</em>)</p>
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		<title>La torta di zucca di mamma Galitzine per un pomeriggio di riflessioni</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2016 18:47:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La verità è raramente pura e non è mai semplice” (Oscar Wilde). Inizio a scrivere questo post utilizzando la stessa frase di apertura dell’ultimo film prodotto dalla Jean Vigo Italia, dove lavoro ormai da quasi un anno. Occuparsi di cinema ha i suoi lati divertenti e interessanti, ma lavorare per Jean Vigo vuol dire seguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>La verità è raramente pura e non è mai semplice</em>” (Oscar Wilde).</p>
<p>Inizio a scrivere questo post utilizzando la stessa frase di apertura dell’ultimo film prodotto dalla Jean Vigo Italia, dove lavoro ormai da quasi un anno.</p>
<p>Occuparsi di cinema ha i suoi lati divertenti e interessanti, ma lavorare per Jean Vigo vuol dire seguire un cinema di nicchia, di denuncia e di impegno sociale.</p>
<p>Aver poi dato il mio contributo alla realizzazione del film “La verità sta in cielo” mi ha reso particolarmente orgogliosa e ancora più convinta della mia scelta professionale, per quanto impegnativa, dato che penso di aver sempre da imparare. Lavorare con Jean Vigo mi ha dato anche la possibilità di conoscere persone straordinarie e attori formidabili.</p>
<p>Ieri pomeriggio, dopo la proiezione per i giurati del David Giovani, siamo intervenuti per raccontarlo non solo ai giurati appunto ma agli studenti che un giorno saranno futuri registi, produttori, sceneggiatori o chissà cos’altro, nella speranza di renderli consapevoli di quello che accade nel paese in cui viviamo. Il film racconta la scomparsa di Emanuela Orlandi, gli intrecci con la Banda della Magliana (in realtà i “Testaccini”), la chiesa e la politica. Un caso sul quale non si è mai fatta luce e ora, con una decisione controversa, purtroppo archiviato.</p>
<p>I racconti di Pietro Orlandi mi hanno commossa, così come la sua forte determinazione a non arrendersi alla non-verità. Trovarmi di fronte ad una platea di ragazzi avidi di sapere e pronti a cogliere il messaggio di un cinema di denuncia mi ha resa cosciente che fortunatamente esiste un’altra realtà che non è solo quella dell’apparenza e della futilità. Uscendo dalla sala ho pensato alla fortuna di essere lì in quel momento e non altrove e di riflesso ho pensato alle tante vite inutili e vuote, alla superficialità di chi non ha nulla in cui credere e per cui combattere, ho pensato a chi cresce i propri figli senza coscienza sociale, senza rispetto e senza verità.</p>
<p>Rientrando verso casa, frastornata dalle domande e soddisfatta, ho sentito il desiderio di “materializzare” una giornata umanamente così ricca in una torta non dolcissima e inusuale: la torta di zucca di mamma Galitizine che ultimamente si diletta con un repertorio culinario che non è da lei… ma che la soddisfa così tanto che non ho il coraggio di confessarle il mio stupore.</p>
<p>Rientrata a casa, in quella che ormai per divertimento ho ribattezzato “la piccola cucina pariolina” parafrasando il libro “La piccola cucina parigina” di Rachel Khoo, libro delizioso tra l’altro, che vi consiglio, mi sono messa ai fornelli per preparare la torta di zucca di Galitizine. Naturalmente, come da tradizione ormai, il procedimento è inesistente perché le ricette di Galitzine sono sempre raccontate a voce o segnate su foglietti svolazzanti con un’orrida scrittura o le vengono suggerite dalle sue amiche quasi ottantenni, anche dette “fate smemorine” che come lei, si dilettano a pasticciare allegramente in cucina.</p>
<p>Ingredienti: 250 g di zucca cotta al vapore, 250 g di farina, 120 g di zucchero, 65 g di burro, 1 uovo, 1 bustina di vaniglia, 1 bustina di lievito, e 1 pizzico sale.</p>
<p>Forno a 170° per 40 minuti. A piacere potete aggiungere uvetta e noci.</p>
<p>Per quanto riguarda il procedimento, Galitzine dispensa due soli suggerimenti: cuocere la zucca a vapore e strizzarla poi in un panno per eliminare l’acqua e lavorare l’uovo con lo zucchero molto bene. Deve montare tanto quasi da diventare zabaione. Per il resto… ci arrangiamo!</p>
<p>La torta comunque è venuta buonissima! L’abbiamo smangiucchiata fra amici, accompagnandola con una tazza di tè &#8220;scottish blend&#8221;, una delle mie miscele preferite, chiacchierando di cinema e dei prossimi film in cantiere.</p>
<p>E&#8217; bello frequentare persone di valore e di spessore, realmente impegnate nella solidarietà femminile e umana e nel portare avanti le proprie battaglie con coraggio e convinzione.</p>
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		<title>Un saluto natalizio, una ricetta in regalo e l’inizio di una nuova avventura… ciao Bancovino…</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 12:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sveglio oggi in una casa festosa e profumata di Natale. Ci siamo quasi… Il Natale mi emoziona e mi riscalda. Mi emozionano le lucine, il forno acceso per preparare i biscotti, il caffè caldo la mattina davanti l’albero acceso, i piatti fumanti e confortanti e gli abbracci sinceri. Il Natale è magia e sogno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sveglio oggi in una casa festosa e profumata di Natale. Ci siamo quasi…</p>
<p>Il Natale mi emoziona e mi riscalda. Mi emozionano le lucine, il forno acceso per preparare i biscotti, il caffè caldo la mattina davanti l’albero acceso, i piatti fumanti e confortanti e gli abbracci sinceri.</p>
<p>Il Natale è magia e sogno, e questo post è il mio regalo di Natale per i miei amici e i clienti affezionati di Bancovino. Vi lascio in dono questa magia e questa speranza di felicità e vi annuncio che la mia avventura a Bancovino si conclude in questo magico mese di dicembre.</p>
<p>Quasi tre anni insieme, non sempre facili, come molte cose nella vita, ma densi di calore umano, di nuove amicizie e sorprendenti scoperte.</p>
<p>L’avventura “Bancovino” per me ha significato entrare in un nuovo mondo a piccoli passi, il mondo del cibo, del vino con Cantine Lupo, misurarondomi fino a raggiungere la giusta consapevolezza delle mie doti e dei miei limiti. Ho dato a Bancovino e Cantine Lupo il meglio che potevo dare: la mia creatività e il mio senso estetico, il mio piacere per il buon cibo e il mio bagaglio familiare e culinario.</p>
<p>Lascio questo mondo “cibo-vino” interiormente arricchita, nostalgica e “satolla” al tempo stesso ma felice di poter tornare al mio “primo lavoro”, la traduttrice. Un lavoro che ho ritrovato con grande passione, con una diversa consapevolezza e con la prospettiva e la fantasia di poterlo utilizzare in un mondo tanto affascinante quanto quello del cibo e del vino: il cinema.</p>
<p>Un mondo nuovo che sto scoprendo con grande interesse ed entusiasmo. Potrò lavorare con amici di lunga data e unire quindi il lavoro con l&#8217;affettività profonda e sincera e questo mi rende felice. Felice della stima e della fiducia che non sono mai venute meno e che con questa scelta mi sono state riconfermate, e felice soprattutto perché questo mio nuovo percorso è la conferma che due donne &#8220;kintsugi&#8221; intelligenti possono essere amiche, collaborare e ridere insieme, superando vecchi ostacoli e luoghi comuni.</p>
<p>Mi immergo in questa nuova e stimolante realtà con entusiasmo e senza comunque abbandonare il mio blog di cucina Aïoli, che ha seguito con dedizione e coinvolgimento la nascita di Cantine Lupo e di Bancovino e che ora si arricchirà di queste mie nuove avventure.</p>
<p>Lascio in eredità a Cantine Lupo i nomi dei vini, uno dei miei processi creativi più riusciti, e a Bancovino, il mio bagaglio “franco-romano” e la clientela affezionata che spero continui a frequentare il locale e a seguirmi su Aïoli. La mia storia familiare e personale è ancora ricca di aneddoti e ricette, gli affetti per me fondamentali sono sempre presenti e mi circondano anch’essi di storie e di ricette.</p>
<p>Per salutarvi e prepararvi al Natale, vi scrivo quella dei biscotti allo zenzero e cannella di Csaba, la mia fonte di ispirazione da sempre.</p>
<p>Potete anche utilizzarli come decorazione da appendere all’albero!</p>
<p>Ingredienti per circa 50 biscotti:</p>
<p>360 g di zucchero di canna grezzo</p>
<p>110 g di zucchero semolato</p>
<p>360 g di burro</p>
<p>10 g di cannella macinata</p>
<p>10 g di zenzero in polvere</p>
<p>90 g di uova intere</p>
<p>25 g di latte intero fresco</p>
<p>720 g di farina</p>
<p>10 g di lievito chimico</p>
<p>2 g di sale</p>
<p>Spago da cucina o nastro per appendere</p>
<p>Procedimento:</p>
<p>Lavora i due tipi di zucchero con un mixer (oppure a mano) insieme al burro, la cannella, lo zenzero e il sale. Unisci poi lentamente le uova e il latte, infine completa l’impasto versando la farina e il lievito  per dolci setacciati insieme.</p>
<p>Prendi l’impasto e stendilo su un piano leggermente infarinato, usando un mattarello. Ritaglia i biscotti con gli stampini (se vuoi puoi decorarli con palline d’argento).</p>
<p>Accendi il forno e portalo a 170°C. Metti i biscotti su una teglia, infornali e cuoci per circa 20 minuti. A fine cottura fai raffreddare nella teglia 3-4 minuti, poi fora l’estremità alta usando uno spiedino di legno, quando sono ancora caldi (altrimenti si romperanno). Infila il nastro e appendi all’abete di Natale il tuo capolavoro!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2015/12/natale9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2406" title="" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2015/12/natale9.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
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		<title>Storie “kintsugi” e la marmellata di marroni di nonna Adelma</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2015 12:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Che fare se un piatto si rompe? Per i giapponesi buttarlo è un sacrilegio… L&#8217;arte del Kintsugi trasforma crepe e scheggiature in decorazioni dorate. Perché la fragilità è preziosa. E in ogni traccia del tempo c&#8217;è una storia da raccontare. I maestri di Kintsugi distendono della polvere d’oro, così da riempire e impreziosire le “cicatrici”.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che fare se un piatto si rompe? Per i giapponesi buttarlo è un sacrilegio…</p>
<p>L&#8217;arte del Kintsugi trasforma crepe e scheggiature in decorazioni dorate. Perché la fragilità è preziosa. E in ogni traccia del tempo c&#8217;è una storia da raccontare.</p>
<p>I maestri di Kintsugi distendono della polvere d’oro, così da riempire e impreziosire le “cicatrici”.  Ed ecco che la sostanza malandata di un piatto o una scodella, i segni della loro fragilità e impermanenza, diventano una storia da raccontare, un insegnamento da conservare, una scrittura aurea in cui trovare il senso delle cose. Linee irregolari, ruvide, imperfette, consunte, in cui si disegnano la grazia, l’eleganza e la nobile pienezza del vuoto. Scartando l’idea consumistica della distruzione e della sostituzione, in favore del concetto di rigenerazione, di infinita narrazione, di cura.</p>
<p>Il Kintsugi spiega che da una ferita può nascere una forma e una storia ancora più preziosa sia esteticamente che interiormente.</p>
<p>Anche nella vita quotidiana per gli occidentali quasi sempre la rottura ha un’accezione negativa, di dolore, vergogna, senso di colpa e fallimento. Per i giapponesi invece ogni storia, anche la più travagliata, è origine di bellezza e ogni cicatrice viene mostrata orgogliosamente come la cosa più preziosa che abbiano.</p>
<p>I giapponesi con il Kintsugi, forse si rifanno in modo molto più consapevole di noi occidentali a quello che è il concetto di resilienza. Cercano di crescere dall’esperienza dolorosa e la valorizzano, tanto da usare un metallo prezioso come l’oro per riparare le crepe. Non cancellandole, ma evidenziandole per renderle più preziose.</p>
<p>Questa mia ricetta nasce proprio da una “preziosa frattura”. Una ferita profonda che si è impreziosita di nuove esperienze, vissuti intensi, passioni ritrovate e amicizie forti.</p>
<p>Uno dei granelli della mia polvere dorata è un’amica ventennale, con la quale c’era stata anni fa una grande frattura ma, che nel momento più oscuro della mia vita, rincontro, le apro il mio cuore e lei mi apre il suo mondo, mi ricorda la donna che sono e mi ricarica di quell’energia e quell’ottimismo che perdiamo quando pensiamo di aver perso una vita costruita con amore ed onestà intellettuale. Lei che mi conosce nel profondo, mi ricorda chi sono, mi rinnova la sua fiducia, mi stimola intellettualmente e cospargendo polvere dorata sulle mie ferite, pazientemente, fa di me una preziosa ceramica con un segno dorato. Siamo “donne kintsugi” e giorni fa, scrivendomi: “great minds think alike”, mi regala una delicata ricetta della crema di marroni di sua nonna Adelma. Siamo in autunno, è tempo di castagne, di passeggiate nei boschi e di profumo di muschio. Ricevo questo prezioso foglio scritto a mano, in una scrittura <em>d’antan</em>, precisa e ordinata, segno di tempi lenti e più semplici. Le chiedo che donna era nonna Adelma e lei la descrive “buona, paziente, operosa”, la nonna che tutte sogniamo.</p>
<p><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2015/11/IMG_7954-4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2395" title="" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2015/11/IMG_7954-4-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La ricetta è questa e potete leggerla anche sulla fotografia:</p>
<p>“Dose per due chili. Pelarli dalla prima buccia, poi metterli a bollire. Quando sono ben cotti, togliere la seconda buccia, poi passarli per lo schiacciapatate. Pesare la polpa. Il peso dello zucchero deve essere uguale a quello della polpa. Aggiungere un bicchiere d’acqua e far bollire per 15 minuti. Poi aggiungere mezzo etto di cacao e l’odore della vaniglia e fare bollire per altri 15 minuti. (Poi  mangiarla)”.</p>
<p>&#8220;Elogiamo la leggerezza, perché grazie alla leggerezza siamo in grado di vivere una vita piena, profonda e significativa. Leggerezza che vuol dire amare il bello, amare ridere, ma sapere bene cosa vuol dire la malinconia, perdonare contro ogni assunto, soffrire al di là dell’emozione stessa (Gypsy in the Kitchen)&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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