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	<title>Aioli di Francesca Romana &#187; Il mondo di Aïoli</title>
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	<description>Cucina, Ricordi, Tradizioni</description>
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		<title>Auguri per le feste e arrivederci…</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2018 18:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Jomo: Joy of missing out. Feeling content with staying in and disconnecting as a form of self-care. Antonym: Fomo – Fear of missing out. Questo post è di auguri per il nuovo anno e di congedo. Chiudo il 2018 con la decisione di prendere un periodo sabbatico o “jomo period” come mi piace definirlo. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Jomo: Joy of missing out. Feeling content with staying in and disconnecting as a form of self-care. Antonym: Fomo – Fear of missing out.</em></p>
<p><em></em>Questo post è di auguri per il nuovo anno e di congedo. Chiudo il 2018 con la decisione di prendere un periodo sabbatico o “<em>jomo period</em>” come mi piace definirlo.</p>
<p>In un’epoca di sovraesposizione, di vite “<em>fomo</em>” e di social super invadenti, ho deciso di concedermi un periodo sabbatico di disconnessione, per “rallentare” e dedicarmi soltanto a ciò che più mi piace. Mentre il mondo gira vorticosamente e tutti vogliamo esserci forzatamente e ribadire che esistiamo e che abbiamo un “posto” e un “ruolo” in questo mondo, io scelgo la strada della lentezza e del non esserci a tutti i costi, godendo dei miei momenti, belli e brutti che siano. Gli altrui #alwaysonthemove #neverstop e simili, generano ansia e l’impressione che in fondo, della vita vera godiamo veramente poco.</p>
<p>Tornerò a scrivere e lo farò con la stessa passione ma rinnovata.</p>
<p>In questo blog ho messo l’anima e ho regalato e raccontato momenti belli e meno belli della mia vita, ho riportato ricette che per me rappresentano pezzi di vita, legate alle persone importanti che mi hanno resa quella che sono.</p>
<p>Sento la necessità di ricaricarmi di nuovi vissuti e nuove esperienze. Dedicherò il mio periodo sabbatico a coltivare le mie passioni, a studiare e a scrivere per l’Accademia, perché come ho sempre ribadito, quasi fino alla noia, mi appassiona più la cultura gastronomica che le ricette in quanto tali.</p>
<p>Sento la necessità di nutrirmi di vita vera e dedicarmi agli affetti importanti; le persone a cui tengo sono sempre con me, le vivo giorno per giorno, siedono alla mia tavola e partecipano al mio mondo. Un mondo di cui deciderò di scrivere quando nuove ricette e nuovi “tessuti” daranno vita a stimolanti racconti.</p>
<p>Saluto i miei lettori affezionati, quelli occasionali, i curiosi e tutti quelli che hanno piacevolmente contribuito al Mondo di Aiolì.</p>
<p>Buon 2019!</p>
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		<title>La vita può essere come una tarte tatin&#8230; la mia è di albicocche</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 21:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono giorni in cui sono felice, trovo senso e bellezza, la consapevolezza è profonda e ciò che è scomodo resta fuori dal mio mondo, il mondo di aiolì&#8230; Impasto una specie di brisée, caramello le albicocche e, assorta, mentre osservo questa torta rovesciata&#8230; penso che la vita è esattamente così. Solitamente è “dritta”, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono giorni in cui sono felice, trovo senso e bellezza, la consapevolezza è profonda e ciò che è scomodo resta fuori dal mio mondo, il mondo di aiolì&#8230;</p>
<p>Impasto una specie di brisée, caramello le albicocche e, assorta, mentre osservo questa torta rovesciata&#8230; penso che la vita è esattamente così. Solitamente è “dritta”, poi un errore la capovolge e tu pensi che sia tutto un gran disastro; ma quando la capovolgi di nuovo, scopri che oltre ad essere bellissima, è anche buonissima, zuccherina, profumata e appagante.</p>
<p>Le sorelle Tatin di un errore ne fecero il loro cavallo di battaglia, e così è stata un po’ la mia vita. Pensi che in generale debba essere come una torta perfetta, alta, morbida, profumata&#8230; e invece ritrovi te stessa nella filosofia di una tarte tatin.</p>
<p>Probabilmente anche le sorelle Tatin di fronte alla torta rovesciata, si misero le mani nei capelli, ma ne fecero poi un punto di forza. La mia vita “tatin” è andata esattamente così. L’importante è cogliere l’occasione per trasformare quella défaillance in “chance” e fare leva su tutto ciò che più ti appartiene tanto da riscoprire delle cose bellissime di te. Oltre alla saggezza della tarte tatin, come metafora di vita, ho sempre desiderato ringraziare Sultana Razon, (moglie di Umberto Veronesi), per aver pubblicato il suo commovente libro autobiografico “Il cuore se potesse pensare”, proprio in un periodo in cui ho avuto bisogno di aggrapparmi alle parole di una donna forte, che ha vissuto la mia stessa esperienza. Nelle sue parole, nella cucina, nei pochissimi amici disinteressati e sinceri che ho avuto accanto, in un amore cristallizzato, eppure estremamente profondo e resistente al tempo, ma soprattutto in me stessa, ho trovato la strada per “definirmi” oltre il matrimonio, oltre la vita di coppia, oltre le certezze materiali che tutti erroneamente pensiamo siano punti di forza ma che in realtà sono fragilissimi puntelli pronti a saltare quando meno te lo aspetti. Le parole di Sultana Razon che porto scolpite nella mia memoria sono quelle dell’ultima pagina del suo libro: “<em>Devo ringraziare mio marito. Le sofferenze che mi ha inflitto, involontariamente o volutamente, devo considerarle, a posteriori, come il sale che ha dato sapore alla mia vita</em>”.</p>
<p>Le sofferenze, se ben metabolizzate, fanno crescere, offrono altri punti di vista, ti fanno osservare le persone in modo diverso e ti fortificano. E’ la strada per preparare il piatto perfetto: scegli meglio gli ingredienti, fai le necessarie scremature, elimini persone e cose inutili e ti concentri su tutto quello che alla fine ti appartiene e ti gratifica. Sono giunta alla conclusione che la costruzione o ricostruzione di se stessi è una delle occasioni più belle che la vita ci offre.</p>
<p>Anche questo blog riparte da qui, da me, da nuove consapevolezze, dalla mia cucina, dal mio mondo di aiolì con le mie solide tradizioni familiari, la tanta storia che mi porto dentro e gli affetti profondi che mi hanno sostenuto e traghettato verso le nuove conquiste. E la conquista è definitiva quando senti per certo che non torneresti mai più indietro perché ti preferisci ora, perché c’è chi finalmente ti guarda con stima e sentimento pulito, perché le persone che ti camminano accanto sono quelle che “parlano la tua stessa lingua” e tu sei perfettamente definita e contenta di te, apprezzata e scelta senza essere mamma, moglie, professionista… ti distacchi da ogni modello convenzionale e sei semplicemente una donna che impasta ingredienti e vita vera, portatrice sana di autentica hygge (<em>cito “A gipsy in the kitchen”</em>) e finalmente ti senti come quella bellissima, buonissima, zuccherina e profumata tarte tatin.</p>
<p>La classica è con le mele ma in questo periodo estivo io la adoro con le albicocche; arancioni come il sole, dolci, succose e morbide.</p>
<p><strong>Ingredienti</strong>: 200gr farina, 150gr burro freddo, 170gr zucchero, 1 pizzico di sale, 4 cucchiai di acqua fredda, 10 albicocche</p>
<p><strong>Procedimento: </strong>Sciogliete il sale nell’acqua. Mettete la farina e 100gr di burro freddo a cubetti nell’impastatrice o lavorate gli ingredienti a mano. Quando avrete ottenuto una sorta di sabbia versate l’acqua salata e lavorate finché l’impasto non diventa una palla. Mettete la pasta in frigo. Imburrate abbondantemente una pirofila da 28cm usando quasi tutto il burro; copritene il fondo con 100gr di zucchero. Dividete a metà le albicocche e sistematele in modo serrato nella pirofila con la parte tagliata verso l’alto. Portate la pirofila su fuoco dolce utilizzando uno spargifiamma, e lasciate caramellare il fondo; perché imbiondisca ci vorranno circa 15-20 minuti: controllate che le albicocche non brucino. Potete anche fondere insieme burro e zucchero sul fuoco e fare il caramello a parte che poi andrete a sistemare sul fondo della pirofila. Mentre lasciate raffreddare la pirofila (abbastanza per poterla maneggiare), accendete il forno a 225°.Cospargete le albicocche con il resto dello zucchero e qualche fiocchetto di burro. Stendete la pasta ad uno spesso di 3mm e con questa coprite le albicocche, rimboccandola lungo i bordi per contenere i frutti. Infornate per circa 30 minuti. Lasciate riposare la torta nella teglia per 10 minuti poi capovolgetela sul piatto da portata.</p>
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		<title>La mia confortante romanità</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 13:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi piace perdermi nei profumi e nei sapori degli ingredienti che conosco bene. Quei profumi familiari, buoni e fragranti che diventano piccoli angoli di paradiso e di dolcezza. La mia cucina romana, decisa e confortante, mi ha accompagnata e avvolta in questi due mesi intensi di lavoro, progetti e impegni su più fronti. Piatti dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Mi piace perdermi nei profumi e nei sapori degli ingredienti che conosco bene. Quei profumi familiari, buoni e fragranti che diventano piccoli angoli di paradiso e di dolcezza.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">La mia cucina romana, decisa e confortante, mi ha accompagnata e avvolta in questi due mesi intensi di lavoro, progetti e impegni su più fronti.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Piatti dalla forte identità che mi riportano alle origini anche quando queste diventano stancanti, come la mia città ultimamente, così affaticata e abbandonata. </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">La cucina mi solleva e mi ristora. Due serate, una più entusiasmante dell’altra e tanta cucina romana veramente ben fatta. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">“Collegio” a Piazza Capranica è stata una piacevole riscoperta. L’antico vini e olii della famiglia Santarelli (Casale del Giglio) è il tempio di piatti romani molto curati, studiati e di grande livello. Con Antonio, il proprietario, siamo amici dai tempi di Cantine Lupo e per i tanti Vinitaly insieme, e siamo entrambi accademici. Apprezzo il suo entusiasmo e la tenacia con la quale porta avanti il progetto di rilancio di una cucina romana tradizionale ma non banale e non svilita. Io che non amo la carbonara (il piatto tra l’altro meno romano della nostra tradizione) penso che quella che ho assaggiato a Collegio sia eccezionale! Ha convinto anche me… Antonio mi ha fatto scoprire l’esistenza degli gnocchi ricci di Amatrice, più simili nella forma a delle orecchiette spesse, lavorate con due impasti (patate e acqua e farina) che lui prende proprio ad Amatrice da una signora che li fa a mano (una rarità ormai) e di cui io e la direttrice del nostro Centro Studi presto andremo a scoprirne storia, origini e ricetta. Questi sono i dettagli che mi fanno amare la storia della cucina romana e i nostri piatti. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Un’altra serata ancora più immersa nella tradizione è stata quella che ho trascorso da Arcangelo Dandini, al suo “L’Arcangelo”. Chef romano e caro amico, ci ha deliziati con una serie di piatti che faccio fatica a dimenticare. Dal meraviglioso carciofo alla romana, alla coda alla vaccinara cucinata veramente “alla romana”, cioè con le scagliette di cioccolato fondente nel sugo, come faceva mia nonna Elena. Gnocchi alla matriciana e garofolato meravigliosi! Infine una zuppa inglese paragonabile alla mia, che ha sempre fatto impazzire famiglia e ospiti. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Un bagno di romanità che si è concluso nei giorni scorsi con la tipica colazione di Pasqua in famiglia: pizza al formaggio con la ricetta di papà, corallina, uova sode, cioccolata… rispettando una tradizione che più romana non si può, distesi sul bel prato di Villa Borghese, la villa tanto amata da mio padre e luogo di ricordi piacevoli per me e per la mia famiglia; il verde di Roma che più ci appartiene, per affetto e per storia. Questi momenti mi fanno piacevolmente riscoprire le radici e rafforzano il senso di appartenenza alla mia città tanto bella e luminosa. </span></p>
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		<title>Un dolce inverno con la zuppa di zucca</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 18:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Un forte vento, il cielo grigio e pesante e l’influenza che mi tiene bloccata a casa da qualche giorno&#8230; ingredienti essenziali per raccogliere le idee, dare inizio a qualche progetto e sicuramente scrivere&#8230; adoro l’inverno, la luce breve che invita ad una fumante tazza di té, le candele accese, il calore del legno e dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un forte vento, il cielo grigio e pesante e l’influenza che mi tiene bloccata a casa da qualche giorno&#8230; ingredienti essenziali per raccogliere le idee, dare inizio a qualche progetto e sicuramente scrivere&#8230; adoro l’inverno, la luce breve che invita ad una fumante tazza di té, le candele accese, il calore del legno e dei toni rossi della mia casa&#8230; il silenzio mi induce alla riflessione&#8230; un silenzio interrotto sporadicamente dalla musica country (soft) di sottofondo. Il mio dee jay mi prende in giro&#8230; in effetti la musica country&#8230; in quanto a gusti musicali sono una nostalgica e una “classica” retrò. Ma non ci distraiamo con la musica e concentriamoci sulla cucina, che è l’anima di questo blog, il mio diario, la mia voce interiore che si esprime attraverso i fornelli. Sere fa, il mio amico Pierpa ha avuto un’idea scintillante&#8230; che con i miei tempi (lunghi&#8230;) sicuramente metterò in pratica. La cucina è un percorso, come la vita, si evolve, si cambia, si cresce, si sperimenta, si fanno scelte forti, si imboccano strade insolite&#8230; quanti progetti per questo 2018!</p>
<p>Lavoro/cinema, libri, traduzioni, Accademia della Cucina, Tudor society&#8230; ieri ho letto questa frase: “<em>How to stay inspired? Ignore the question “what’s the point?” and look at beautiful things</em>”. E allora penso di essere fortunata, perché di cose belle a cui guardare ne ho molte, a partire dai progetti in cantiere appunto, e dagli affetti cari, il mio punto di forza e la mia essenza.</p>
<p>Parliamo di zuppe calde. In inverno vivrei solo di quelle! Ne cucino una varietà infinita, prendendo ispirazione un po’ ovunque, dalla <em>old-style</em> ma sempre affidabile Delia Smith, fino ai più moderni Jamie Oliver e compagnia bella. Questa di cui scrivo oggi è una ricetta facilissima, veloce e pratica firmata “Simona” la mia fantastica amica avvocato di cinema che, essendo anche lei travolta dal lavoro, come me, la sera non ha molto tempo per i fornelli, relegando al fine settimana le preparazioni più “complesse” come i tortellini fatti a mano, di cui ancora non riesco ad estorcerle la ricetta del ripieno! Ma ce la farò&#8230; Adoro Simona e le voglio un gran bene. In questi ultimi anni è stata un’amica sincera e una solida spalla, generosa del suo tempo e della sua grande umanità. Avvolgente come questa zuppetta di zucca.</p>
<p>La ricetta richiede pochi ingredienti e poca lavorazione. Come molte delle mie ricette, per le dosi, vi consiglio di fare a occhio, perché io ad esempio aggiungo più sedano perché lo adoro, o più patate se la voglio più “solida”.</p>
<p><strong>Ingredienti</strong>: zucca, porro, patate, carote, sedano, sale, pepe, parmigiano.</p>
<p><strong>Procedimento</strong>: lavate e pulite le verdure, tagliatele a grossi pezzi e mettetele a bollire in una pentola capiente con acqua fino a coprirle appena. Una manciata di sale grosso e lasciate cuocere il tutto. Quando le verdure saranno cotte, frullatele con un po’ di acqua di cottura, aggiungendone man mano fino a raggiungere la consistenza desiderata. A me piace molto densa. La zuppa “facile e veloce” è pronta. Io solitamente la condisco con un filo di olio di oliva e una manciata di parmigiano. Potete aggiungere anche un po’ di pepe o qualche altra spezia o erbetta che vi aggrada (es. timo o semi di cardamomo).</p>
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		<title>Il nuovo anno con vino caldo speziato e la mia stella dorata</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 14:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Write a world where we can belong to each other and sing it like no other (Cit. A gipsy in the kitchen). Accendo le candele, preparo il mio tè caldo e fumante, uno “smoky earl grey” con il suo delicato profumo di bergamotto, leggermente affumicato, perfetto per questo gennaio freddo con il suo cielo color [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Write a world where we can belong to each other and sing it like no other</em> (Cit. A gipsy in the kitchen). </span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Accendo le candele, preparo il mio tè caldo e fumante, uno “smoky earl grey” con il suo delicato profumo di bergamotto, leggermente affumicato, perfetto per questo gennaio freddo con il suo cielo color ghiaccio; prendo il mio Mac e mi siedo per scrivere. Una tela bianca, un nuovo anno, un nuovo inizio, tanti bei progetti, nuove consapevolezze, nuove conquiste ogni giorno. Voglio scrivere di questo mio mondo, in cui tutto è scelto con amore e le cose fluiscono con naturalezza e semplicità. Le lucine accese, l’albero innevato, le candele, il profumo di abete&#8230; la casa ancora respira la magia del Natale, l’arrivo della befana e l’incanto delle giornate invernali. La quiete della domenica pomeriggio è invitante per buttare giù pensieri che hanno preso forma con il ritmo lento del Natale, un Natale intimo e familiare. Quest’anno mi sono concessa il lusso di essere figlia, di farmi viziare e avvolgere da mamma Galitzine e da mia sorella e di gioire dell’allegria di nipoti e cugini. Pigre colazioni fino a tardi, film natalizi, cioccolata calda e pace. Pomeriggi fatti di vino caldo e spezie, io e Licia sedute sul tappeto a riguardare le vecchie foto di famiglia, raccontando a Luca e Bea le loro origini e le nostre feste familiari spensierate e gioiose, con la consapevolezza di avere un bagaglio enorme di ricordi piacevoli e di vissuti intensi ai quali attingere. Un Natale ricco di tradizione, con qualche tocco “albionico” tanto per restare fedele alla storia Tudor&#8230; Mulled wine (vino caldo speziato) Christmas pudding con brandy butter e gingerbread men, ossia, i biscotti di pan di zenzero a forma di omini. Quest’anno ho conservato una parte di impasto del Christmas pudding da “rinfrescare” ogni tanto con il brandy e poterlo utilizzare il prossimo anno, così sarà invecchiato di due anni e per il prossimo Natale sicuramente avrà un profumo meraviglioso! Queste feste sono state finalmente calde e avvolgenti, nessun obbligo e nessun dovere, soltanto piacere e affetti. Perché così dovrebbe essere, ritrovarsi e stare insieme per affetto e piacere. Questa è stata la mia più bella conquista del nuovo anno: la libertà di essere con chi voglio, viziando le persone amate e con le braccia aperte all’abbraccio degli amici più cari. Antoine de Saint-Exupéry scrisse: “Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua”. Quest’anno ne ho avuta una in dono&#8230; il regalo più bello e più prezioso. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Mulled wine o vino caldo speziato:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><strong>Ingredienti</strong>: Preparate un sacchetto di garza con spezie varie: zeste di arancio e limone, chiodi di garofano, anice stellato, cannella, vaniglia, alloro o tutto quello che più vi piace (ad es. noce moscata, zenzero)</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">½ lt di vino rosso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">250 ml di acqua</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">250 ml di succo di arancia</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Brandy</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">fettine di mele e di arance, zeste, baccello di vaniglia, anice stellato ecc per decorare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><strong>Procedimento</strong>: portate ad ebollizione i 250 ml di acqua con il sacchetto di spezie e lasciate sobbollire per circa un quarto d’ora. Versate poi il vino rosso, il succo d’arancia, il brandy e lo zucchero. Fate scaldare, rimuovete il sacchetto di spezie e versate poi in una caraffa in cui metterete le fettine di mele, arance e le altre spezie decorative. </span></span></p>
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		<title>Il profumo del Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 21:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>

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		<description><![CDATA[I love the crackle of winter. The snap of dry twigs underfoot. Boots crunching on frozen grass, a fire spitting in the hearth, ice thawing on a pond, the sound of unwrapping a Christmas present from its paper.  Winter food is about celebration and survival. It is about feasting – roast turkey, plum pudding and [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I love the crackle of winter. The snap of dry twigs underfoot. Boots crunching on frozen grass, a fire spitting in the hearth, ice thawing on a pond, the sound of unwrapping a Christmas present from its paper. </em></p>
<p><em></em><em>Winter food is about celebration and survival. It is about feasting – roast turkey, plum pudding and fruit cake; frugality – bean soups and mugs of miso broth. It is the food of hope – lentil soup of good luck on New Year’s day and the food of love – the mug of hot cardamom-spiced chocolate you make for a loved one on a freezing day. (N. Slater – The Christmas Chronicles)</em></p>
<p>E fu così che giunse dicembre e con lui quel freddo quasi gelido e inaspettato&#8230; rendendomi conto di quanto l’inverno poteva arrivare a mancarmi, dalla voglia di stare a casa, tra il leggere un libro e il bere una cioccolata calda, realizzando che il Natale è vicinissimo. Quest’anno lo respiro e lo desidero. Voglio addobbare, scintillare e festeggiare. Insieme a mia sorella Licia lo stiamo pianificando da novembre e in questo siamo due perfette “<em>partners in crime</em>”!</p>
<p><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/11/natale6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2802" title="natale6" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/11/natale6-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a>In una fredda mattina, durante una delle nostre interminabili chiacchierate telefoniche, ce lo siamo confessate con la stessa gioia di quando eravamo bambine&#8230; quest’anno, più degli altri, lo vogliamo ridondante! Discutiamo i dettagli&#8230; il mio albero di Natale sarà Tudor, naturalmente, e poi tante decorazioni, musiche e canzoni natalizie, candele e cioccolata calda. Ho voglia di stare in cucina e di dedicarmi ai più svariati mangiarini, voglio il nostro Natale tutto romano, come da tradizione, perché non potrei mai rinunciare alla minestra di arzilla e broccoli tipica della nostra cena della Vigilia, uno di quei piatti che immancabilmente inumidisce gli occhi dei romani veraci. Ma voglio anche vin brûlé, tè caldi speziati e biscotti alla cannella. Mi manca infarinarmi le mani, impastare, stendere la frolla con i miei tempi&#8230; amo cucinare con lentezza, amo le cotture lunghe e le preparazioni che richiedono tempo e dedizione, le sento più simili a me.</p>
<p>Questo Natale, più degli altri, è dedicato alle letture mirate: <em>The Christmas Chronicles</em> di Nigel Slater mi assorbe e mi incanta. Un inno all’inverno e al freddo, alla bellezza dei riti e alle ricette naturalmente. La bibbia del Natale. Lo adoro! Sono giorni che lo trascino con me ovunque per perdermi nelle sue evocative descrizioni del freddo e dell’inverno, nella poesia e nel calore delle ricette e dello spirito natalizio.</p>
<p>Nei prossimi giorni, io e Licia ci immergeremo nel Natale vittoriano di Babington per il tipico tè natalizio e per ispirarci, solleticando l’immaginazione e il palato. Faremo un salto indietro nel tempo e ci perderemo nella luce soffusa delle candele, tra tovaglie di lino e porcellane pregiate. Una magia indescrivibile.</p>
<p>Per chiudere con le parole di Nigel Slater, Natale è il cuore e l’anima dei mesi freddi, un periodo dell’anno in cui offrire calore, accoglienza e buon cibo. Del buon cibo del nostro Natale parlerò nel prossimo post. Stiamo ancora studiando e sognando…</p>
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		<title>La piccola cucina pariolina profuma di cannella</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 19:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina il diluvio mi ha piacevolmente sorpreso. Una tempesta in perfetto stile “Wuthering Heights”, per richiamare il celebre romanzo, uno dei miei preferiti. D’altronde, chi di noi romantiche letterate non ne ha almeno quattro copie in casa?!?! E con questa pioggia battente che non accenna a fermarsi, abbiamo salutato definitivamente l’estate. E’ quell’attimo di magia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina il diluvio mi ha piacevolmente sorpreso. Una tempesta in perfetto stile “Wuthering Heights”, per richiamare il celebre romanzo, uno dei miei preferiti. D’altronde, chi di noi romantiche letterate non ne ha almeno quattro copie in casa?!?!</p>
<p>E con questa pioggia battente che non accenna a fermarsi, abbiamo salutato definitivamente l’estate. E’ quell’attimo di magia in cui il cielo, con le sue gonfie nuvole, scandisce il passaggio verso l’autunno che tanto adoro. Finalmente candele accese, piatti caldi e fumanti e un confortante e morbido maglione per i primi brividi di freddo. La piccola cucina pariolina è sempre in attività. E’ il mio spazio stracolmo di pentole e pentolini, attrezzi di ogni tipo, erbe e spezie ad essiccare, ricette svolazzanti e appunti disordinati. Somiglia un po’ al laboratorio di maga magò. E’ il cuore pulsante della mia casa, il rifugio calmo e sereno dopo lunghe giornate di lavoro. La piccola cucina pariolina è intima e raccolta, è il mio spazio sul verde intenso dei Parioli dove, alla luce calda del tramonto, mi rilasso finalmente e, musica in sottofondo, inizio a cucinare sorseggiando un bicchiere di vino.</p>
<p>Il primo freddo e le prime piogge ispirano profumo di granola, quell’insieme di semi e frutta secca lavorata con miele, vaniglia e cannella. Il giusto preludio all’autunno. Confeziono barattoli di granola per gli amici che vengono a cena e a fine serata la spizzicano con piacere, per i miei nipoti Luca e Billa che la mangiano volentieri nel latte, per il mio dee jay che la spilucca in camerino e per la sottoscritta che la mangia come break del pomeriggio con yogurt bianco e miele oppure la mattina a colazione con la frutta fresca.</p>
<p>Quando preparo la granola, il profumo di cannella si sprigiona piacevolmente per tutta la casa e la piccola cucina pariolina si impregna di quella dolce essenza tipica delle pigre domeniche di pioggia.</p>
<p>La mia granola, con alcune variazioni, è quella di Sigrid del “Cavoletto”, foodblogger che stimo, seguo e leggo con piacere. Il bello della granola è che potete veramente modificarla come vi fa più piacere e aggiungere frutta secca o spezie secondo il vostro gusto personale.</p>
<p><strong>Ingredienti: </strong></p>
<p>nocciole, 120 gr</p>
<p>pistacchi, 120 gr</p>
<p>anacardi 120g</p>
<p>gherigli di noci 120g</p>
<p>mandorle intere non spellate 120g</p>
<p>semi di girasole 60g</p>
<p>semi di zucca spellati 60g</p>
<p>semi di lino, 40 gr</p>
<p>semi di sesame, 40 gr</p>
<p>albicocche secche tagliate a dadini, 100 gr</p>
<p>ananas disidradata, 70 gr</p>
<p>noce di cocco essiccata, 100 g</p>
<p>banane disidradate, 70 gr</p>
<p>uvetta 80g</p>
<p>albume 1</p>
<p>acqua due cucchiai</p>
<p>olio di noce di cocco 3 cucchiai</p>
<p>miele 2 cucchiai</p>
<p>estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaino</p>
<p>cannella macinata 1 cucchiaino</p>
<p>sale mezzo cucchiaino</p>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>1. Versare anacardi, pistacchi, noci ecc e i semi nel frullatore e frullare brevemente in modo da ottenere un trito non troppo fine.</p>
<p>2. In una ciotola capiente, sbattere l’albume con l’acqua fino a che sia leggermente spumoso. Aggiungere l’olio, la vaniglia, la cannella e il sale, e mescolare bene. Aggiungere il trito, e la varia frutta secca (albicocche, cocco, ecc) e mescolare bene in modo che tutti gli ingredienti secchi siano conditi.</p>
<p>3. Versare il tutto in una teglia foderata con carta da forno, e infornare a 150°C per circa 20 minuti. Passato questo tempo, mescolare la granola, poi infornare di nuovo per 5-10 minuti. Controllate sempre comunque il vostro tipo di forno e cercate di ottenere una granola bella dorata, non troppo tostata/bruciata ma nemmeno troppo pallida. Sfornare, lasciar raffreddare completamente e poi mettere in vasetti in modo che mantenga tutto il croccante.</p>
<p>Come dicevo sopra, questa è una ricetta estremamente versatile. Potete cambiare la frutta secca a vostro piacimento, usare olio d’oliva al posto dell’olio di cocco, sostituire il miele con sciroppo d’acero, malto d’orzo o vincotto, variare le spezie (cardamomo o noce moscata ci stanno benissimo) o usare dadini di fichi essiccati o datteri al posto dell’uvetta, insomma, adattate la granola al vostro umore o a ciò che avete in dispensa. Dopo la cottura, per una granola più golosa, potete anche aggiungere una manciata di gocce di cioccolato.</p>
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		<title>A sweet summer morning&#8230; Il gelato di latte di mandorla e miele</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Aug 2017 18:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Il mondo di Aïoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dolce come un gelato al latte di mandorla e miele, da gustare al canto delle cicale in un caldo e assolato giorno d’estate. Il lavoro non mi lascia molto tempo libero e in agosto siamo qui, in pieno fermento pre riprese… il set è affascinante e nel poco tempo in cui rientro a casa mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dolce come un gelato al latte di mandorla e miele, da gustare al canto delle cicale in un caldo e assolato giorno d’estate.</p>
<p>Il lavoro non mi lascia molto tempo libero e in agosto siamo qui, in pieno fermento pre riprese… il set è affascinante e nel poco tempo in cui rientro a casa mi godo il mio rifugio e i miei affetti. Passeggiare per i parioli mi rilassa; era il quartiere di mio padre, e ad ogni passo lui sembra avvolgermi con il suo sorriso che porto sempre con me.</p>
<p>È una dolce mattina d’estate questa in cui mi sveglio presto, e sorseggiando un caffè vado a controllare le “puzzole”, alias Billa e Benni. Non ho molte occasioni per fare la zia ma quando posso, sono contenta e mi diverte. Le osservo con tenerezza nei loro dodici anni spensierati, profumati di zucchero e lavanda. Billa è senza dubbio una “<em>châtelain</em>”. La pelle avorio e le gote rosate, i bei capelli lunghi e folti di mia sorella, i suoi stessi occhi brillanti e il sorriso dolce. Quando mi chiama “zia” mi sciolgo… Sono carine. Si muovono cinguettando per la casa e mentre prepariamo la colazione nella “piccola cucina pariolina” facendo piani per la nostra giornata di mare, penso a qualche ricetta. E’ lo spirito del mio blog e del mondo di aïoli. Le ricette sono legate alle persone a cui voglio bene, agli aneddoti di vita e alle sensazioni delle mie giornate.</p>
<p>Oggi è una giornata morbida, ha il colore giallo del sole e dell’estate e il profumo zuccherino delle mie due puzzole che si preparano per il mare. Mi fanno pensare a qualcosa di dolce e di vellutato, al miele e al gelato. E questa è la ricetta del <strong>gelato al latte di mandorla e miele</strong>…</p>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 4 persone): 1 litro di latte di mandorla, 6 tuorli, 100 gr di zucchero semolato, 100 gr di miele, 1 manciata di mandorle a lamelle, leggermente tostate.</p>
<p><strong>Procedimento</strong>: scaldate il latte di mandorla a fuoco dolce. Lavorate i tuorli con il miele e lo zucchero. Versate il latte di mandorla sul composto di tuorli e rimettete sul fuoco. Fate cuocere come se fosse una crema inglese, mescolando per 10 minuti con un cucchiaio di legno senza mai fermarvi, a fuoco dolce e senza portare ad ebollizione. La crema deve nappare il cucchiaio. Versate il composto in uno stampo per il gelato, lasciate raffreddare a temperatura ambiente e poi nel congelatore per almeno 6 ore. Se avete una gelatiera (come la sottoscritta), lavoratelo per 45 minuti, versatelo poi in uno stampo per gelati e mettetelo nel congelatore almeno 2 ore prima di servirlo. Potete decorarlo con le mandorle a lamelle, con i semi di zucca o con delle foglioline di menta o di lavanda.</p>
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		<title>Al mercato in bicicletta… la minestra di cucuzza lunga siciliana</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jul 2017 17:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il caldo romano di questi giorni la bicicletta non è la scelta più saggia per la città, ma come diciamo sempre io e la mia amica Melli… noi eleganti donne minute over 45 dobbiamo continuare a mantenere una forma e un peso perfetti e tonicità. Moderazione a tavola, niente alcol e tanto movimento. Adoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il caldo romano di questi giorni la bicicletta non è la scelta più saggia per la città, ma come diciamo sempre io e la mia amica Melli… noi eleganti donne minute over 45 dobbiamo continuare a mantenere una forma e un peso perfetti e tonicità. Moderazione a tavola, niente alcol e tanto movimento. Adoro le passeggiate in bicicletta a Villa Borghese e dintorni, e da qualche giorno la bicicletta è diventata il mio mezzo “<em>loisir</em>” per andare al mercato: bici vintage senza sofisticazioni moderne (come lo siamo noi del mondo di Aioli), infradito e borsa di paglia.</p>
<p>Mi perdo tra i banchi delle verdure e dei prodotti di stagione. La frutta estiva è invitante e colorata, i pomodori sono i miei preferiti e ne prendo di ogni varietà e colore. Ma l’occhio cade sulla cucuzza lunga o cucuzza longa, ovvero, la zucchina lunga siciliana. E’ un prodotto della campagna di cui si utilizzano anche le foglie e i germogli per la pasta con i tenerumi. Non è facile trovarla a Roma. E’ tipicamente siciliana e il rimando ai miei periodi palermitani è immediato. La minestra di cucuzza lunga è un piatto tradizionale dell’estate siciliana e Mamma Galitzine ha imparato da loro a cucinarla. Galitzine è sempre stata eccentrica e originale e nei nostri piatti c’era sempre qualcosa che altri non conoscevano. Da bambine mangiavamo zucchina lunga siciliana quando a Roma era praticamente sconosciuta. Questa minestra per me significa Palermo, vitalità, estate e ricordi di cose buone. Nonostante il caldo, i fuochi della piccola cucina pariolina sono accesi e pimpanti.</p>
<p>Stasera cena estiva dal tocco siciliano con pochi cari amici, per godere del fresco e del verde del terrazzo.</p>
<p><strong>Ingredienti: </strong>una cucuzza lunga, una cipolla abbastanza grande, tre pomodori maturi, tre patate, olio extra vergine d’oliva q.b., sale e pepe nero o peperoncino macinato q.b., pecorino fresco o ricotta salata o parmigiano (facoltativo) e qualche foglia di basilico</p>
<p><strong>Procedimento:</strong> Lavate i pomodori, pelateli, divideteli in due, eliminate i semi e tagliateli a pezzetti. Lavate, raschiate e tagliate a tocchetti la cucuzza lunga. Sbucciate e tritate finemente la cipolla e fatela rosolare in un tegame (io adoro il coccio) con un paio di cucchiai d’olio e un po’ d’acqua. Aggiungete i pomodori, e fate insaporire qualche minuto, poi unite anche le patate sbucciate e tagliate a tocchetti. Mescolate, aggiungete la cucuzza, il sale necessario e tanta acqua quanta ne serve a coprire a filo patate e cucuzza. Lasciate cuocere con un coperchio per circa 30 minuti, cioè fino a quando patate e cucuzza saranno diventate tenere: a questo punto non resta che aggiungere un filo d’olio ed una  macinata di pepe nero o peperoncino. Completate con una grattugiata di ricotta salata o delle scagliette di parmigiano o pecorino e la foglia di basilico. C’è chi preferisce anche aggiungere la pasta, e nel caso, l’ottimo sono i ditalini.</p>
<p>La minestra di cucuzza è pronta. Generalmente si mangia calda o tiepida…ma è buonissima anche il giorno dopo, fredda.</p>
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		<title>Io, la signora Fiamma e la nostra insalata di fragole</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jul 2017 16:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io e la signora Fiamma da anni ci salutiamo garbatamente con un cenno del capo e silenziosamente ci contendiamo lo stesso ambitissimo tavolo nel nostro posto preferito, Babington’s. E’ il punto che domina la sala, dal quale si vede Piazza di Spagna dalla grande finestra a vetrate e, in inverno, si può godere del camino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Io e la signora Fiamma da anni ci salutiamo garbatamente con un cenno del capo e silenziosamente ci contendiamo lo stesso ambitissimo tavolo nel nostro posto preferito, Babington’s. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">E’ il punto che domina la sala, dal quale si vede Piazza di Spagna dalla grande finestra a vetrate e, in inverno, si può godere del camino scoppiettante. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Una donna curiosa la signora Fiamma… una distinta signora dai capelli argentati, dal portamento elegante, gli occhi vivaci e i tratti del viso che lasciano trasparire una vita intensa e movimentata. L’ho osservata spesso e a lungo, anzi… ci osserviamo reciprocamente ma non ci parliamo mai. Ci salutiamo con un sorriso timido e forse ci interroghiamo sulle rispettive vite. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Io non voglio scoprire chi è realmente la signora Fiamma. Preferisco immaginarla la sua vita e continuare a fantasticare. Io ascolto le sue conversazioni al telefono, lei ascolta le mie e ci sorridiamo. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Lei ha i suoi libri e io i miei o il mio Mac e le mille carte, sceneggiature e appunti che sparpaglio anche lì, senza ritegno. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ho sempre pensato che da anziana sarei stata come la signora Fiamma… e tutto sommato non mi posso lamentare…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">L’ostinato e rispettoso silenzio ci rende complici anche nella scelta dei piatti. <a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/07/stilton2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2775" title="stilton" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2017/07/stilton2-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Beviamo lo stesso tè, scegliamo le stesse cose… Oggi vi parlo della nostra insalata preferita e </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">anche molto fresca per queste giornate di “chaleur accablante” come scriveva Camus nel mio libro preferito “L’Etranger”. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">E’ un piatto semplice. E’ un’insalata di spinacini… a cui dovrete aggiungere fragole fresche, formaggio Stilton a pezzettini, avocado, mandorle tostate e semi di papavero. Conditela con una vinaigrette. Di solito la accompagno con un tè freddo profumato al bergamotto. </span></p>
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