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	<title>Aioli di Francesca Romana &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Cucina, Ricordi, Tradizioni</description>
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		<title>Avvolgenti ritorni con falafel…</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2015 15:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita può essere sorprendente e metterci di fronte ad eventi che riempiono le nostre giornate di gioia e calore. Scrivendo questo post oggi mi sento molto vicina a “Gipsy in the kitchen” (payoff del suo blog: love, food, fashion) e alle sue perle di saggezza sull’amore, la vita e la cucina. Seguo Gipsy con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La vita può essere sorprendente e metterci di fronte ad eventi che riempiono le nostre giornate di gioia e calore. </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Scrivendo questo post oggi mi sento molto vicina a “Gipsy in the kitchen” (</span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">payoff</span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;"> del suo blog: love, food, fashion) e alle sue perle di saggezza sull’amore, la vita e la cucina. Seguo Gipsy con grande interesse e consiglio vivamente la lettura del suo blog.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il suo “</span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">A Gipsy In The Kitchen” </span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;">(riporto testualmente)</span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;"> e’ un loveblog che racconta storie d’amore, di cibo e di moda attraverso le parole della padrona di casa Gipsy: Alice Agnelli. Taglia petite, rossiccia ma non troppo, lunaticamente simpatica, carina. Milanese di nascita, gipsy per passione</span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il mio </span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">A</span></em><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">ї</span></em><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">oli: e’ un loveblog che racconta storie d’amore, di famiglia, di cibo e di lifestyle attraverso le parole della padrona di casa A</span></em><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">ї</span></em><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">oli: Francesca Romana Castellani. Taglia petite, quasi minuscola, biondiccia ma non troppo, ballerina mancata, lunaticamente simpatica, carina e con grande senso dello humour e della sdrammatizzazione. Romana di nascita, romana per passione</span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">In una calda e afosa serata estiva la vita mi fa rincontrare la cuginetta dell’infanzia. L’altra me, la mia metà persa e con gioia ritrovata. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ci eravamo perse di vista a 20 anni e ci siamo ritrovate dopo i 40, evolute, maturate, entrambe con forti esperienze di vita alle spalle e un legame tra noi sempre vivo e profondo. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Da quella sera sono ricominciate le nostre intense giornate insieme, sempre insieme come da bambine, ma oggi alla scoperta dei rispettivi bagagli umani e culinari. Per me la scoperta più bella è stata sua figlia, meravigliosa bambina per metà siriana. Noi così bionde e pallide, lei dai capelli corvini e folti e la pelle ambrata. Dolce, simpatica, sveglia e vivace. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Le giornate più emozionanti e dense di questi ultimi anni. </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ho sempre pensato che le vere conquiste della vita sono queste. I veri successi sono gli affetti autentici che ci portiamo dietro e ci restano incollati, e per dirla con le parole di Gipsy: “L’amore fa girare il</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">mondo. Apriamo gli occhi. Diventiamo più onesti e più aperti ad ogni meraviglia che la gentilezza e l’attenzione al cuore dell’altro fa compiere.” Mai nella mia vita mi sono sentita così avvolta e così piena. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Vita e cucina… Inevitabilmente cucina! Tanti i nostri ricordi conviviali arricchiti ora dalla metà araba di questa meravigliosa bimba. Il palato “beduino” di Federica Basmah (come lo definisce scherzosamente la sua mamma) in questi giorni ha fatto da padrone. Niente matriciane e saltimbocca ma falafel, humus, burak bel jebneh, cous cous vari, baklava con tanto miele e pistacchi… un paradiso per me, innamorata della Sicilia araba e dei suoi dolci colorati, vivaci e zuccherini. Io che potrei drogarmi di datteri sotto ogni forma… </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La piccola Fede mangia di gusto più i piatti orientali che i nostri e questo lo ammetto, mi affascina enormemente. Per cui è partita la caccia alla ricetta e con l’aiuto del suo papà (che cucina divinamente!) ogni tanto ne gioiremo anche noi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Partiamo soft con uno dei loro piatti a noi più noti. I falafel:</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ingredienti: </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">400 g di ceci (secchi, tenuti in ammollo per una notte) </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 cipolla tritata </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">2 spicchi di aglio schiacciato</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 mazzetto di prezzemolo fresco</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">2 cucchiaini di cumino</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 cucchiaino di coriandolo</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">sale e pepe q.b.</span></span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"> </span></p>
<table width="100%" border="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Garamond; font-size: medium;">Mettete i ceci secchi a bagno per una notte in acqua fredda perché si ammorbidiscano. Non usate i ceci in scatola!</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond; font-size: medium;">Tritate nel frullatore i ceci, la cipolla, l&#8217;aglio e il prezzemolo, poi unite il mix ottenuto in una ciotola con cumino, coriandolo, sale, pepe e fate riposare il tutto per mezz&#8217;oretta. </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond; font-size: medium;">E&#8217; normale che l&#8217;impasto ottenuto sia un po&#8217; sbricioloso, non aspettatevi, insomma, la consistenza della carne trita. Assicuratevi di aver frullato bene i ceci, il più a lungo possibile, poi procedete a formare le polpette.</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond; font-size: medium;">Per formare delle polpettine dovrete stringere l&#8217;impasto con le mani, schiacciandolo bene, forte, in un pugno: sono le vostre mani, l&#8217;umidità che sapranno tirar fuori dai ceci ammollati, a fare la polpetta, non gli ingredienti!</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond; font-size: medium;">Una volta formate le polpettine, mettetele a friggere in olio ben caldo, avendo cura di appoggiarle in padella con estrema delicatezza.</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond; font-size: medium;">I falafel sono pronti quando appaiono ben dorati esternamente, quasi marroncini. Scolateli su un foglio di carta assorbente e serviteli subito ben caldi!</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Pancake per colazione</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2015 10:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La domenica è la giornata dei tempi lenti. Da mesi ormai, mi sono imposta in questo giorno, di dedicarmi soltanto alle attività piacevoli e rilassanti. Accantoniamo i ritmi frenetici della settimana, gli impegni incalzanti e dedichiamoci alle cose piacevoli. C’è sempre molto da fare in casa ma la domenica è dedicata alle piccole attività confortanti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La domenica è la giornata dei tempi lenti. Da mesi ormai, mi sono imposta in questo giorno, di dedicarmi soltanto alle attività piacevoli e rilassanti. Accantoniamo i ritmi frenetici della settimana, gli impegni incalzanti e dedichiamoci alle cose piacevoli. </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">C’è sempre molto da fare in casa ma la domenica è dedicata alle piccole attività confortanti. Il terrazzo da sistemare, i libri di cucina da riordinare (non finirò mai…), qualche lettura che non sia</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">  </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">quella con un occhio solo la sera prima di addormentarmi con la testa penzolante e naturalmente una cucina più “dedicata” e meno frettolosa. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La colazione è da sempre il nostro momento preferito della giornata. E la domenica, quando ho un po’ più di tempo, di solito preparo i pancake. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Riordinando i libri di cucina, ho trovato questa ricetta di pancake ai mirtilli e ho deciso di provarla. </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ingredienti</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">:</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">150 gr di farina</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 e ½ cucchiaino di lievito</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">2 cucchiai di zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">250 ml di latte</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 uovo grande</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">2 cucchiai di olio di semi di girasole (per la preparazione e per ungere)</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">140 gr di mirtilli</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Procedimento</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">:</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Setacciate farina e lievito in una ciotola , poi salate e zuccherate. Incorporate il latte, l’uovo e quasi tutto l’olio e sbattete fino ad ottenere una pastella uniforme. Aggiungete i mirtilli, tenendone da parte alcuni per decorare e lasciate riposare per 5 minuti. Ungete la padella antiaderente e scaldate a fuoco medio. Versate la pastella a cucchiaiate, poche per volta e friggetele finché non si formano delle bolle in superficie. Giratele e friggete l’altro lato fino a doratura completa. Tenete al caldo i pancake già pronti e infine gustateli con un filo di sciroppo d’acero e qualche mirtillo fresco. </span></p>
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		<title>Casa di mia sorella profuma di arance e… vino</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 21:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni di trasferta milanese per ritirare il premio nazionale di architettura assegnato a Bancovino come miglior “gourmet shop e winery” ho avuto occasione di immergermi nella realtà vitivinicola lombarda. Trascinata da mia sorella ormai quasi milanese e quasi sommelier, dopo una full immersion di Lazio e Strada del Vino di Latina di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">In questi giorni di trasferta milanese per ritirare il premio nazionale di architettura assegnato a Bancovino come miglior “gourmet shop e winery” ho avuto occasione di immergermi nella realtà vitivinicola lombarda. Trascinata da mia sorella ormai quasi milanese e quasi sommelier, dopo una full immersion di Lazio e Strada del Vino di Latina di cui fa parte anche Cantine Lupo, anima e ispirazione di Bancovino insieme a questo blog, perché vino e cibo potessero esprimere e trasferire il concetto di convivialità, ci siamo spostate nell’Oltrepò Pavese per studiare e assaporare altri vitigni, altri climi e altre vendemmie. Bonarda, uva rara, cortese… uve che forse non avrei mai conosciuto e apprezzato, così come il risotto alla bonarda, e il budino di mosto d’uva. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">I miei viaggi milanesi, negli ultimi due anni si sono trasformati nella piacevole scoperta di una città (e dintorni) meno nota e meno canonica. Forse perché con Laura qui ritrovo anche un po’ di casa nostra, un profumo familiare e oggetti a cui sono affettivamente legata. Immancabili i tratti distintivi delle case delle sorelle Castellani, in cucina le salsiccette appese ad essiccare (un’abitudine di papà), il mazzo di origano e i peperoncini, e poi… i colori solari, i fiori, il calore e il focolare. Case accoglienti in cui sembra che non possa mai accadere nulla di brutto. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Oggi, complice una rara giornata di sole e un cielo limpidissimo, la vendemmia nella campagna lombarda è stata un’esperienza entusiasmante e divertente in cui ho avuto occasione di apprezzare l’ospitalità “nordica” fatta di una gentilezza garbata e di un calore poco chiassoso ma reale e sentito, mai invadente ma comunque presente, un vivere discreto e non sfacciato che in questi ultimi tempi apprezzo sempre di più. Così la cucina. Il termometro del mio interesse è la quantità di libri che acquisto sulla regione o sulla zona e stavolta ne ho presi ben quattro! </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Sintomi di una febbre nordista?? </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Di tutti i piatti buonissimi che ho assaggiato nell’azienda vitivinicola Picchi, il budino di mosto d’uva ha catturato il mio palato, e la solerte e affettuosa signora Lorella mi ha passato la ricetta consegnandomi anche un bel sacchetto di uva nera pronto uso. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ingredienti: 1 kg di uva nera (uva da mosto, non quella da tavola), ½ litro di acqua, 50 gr. di farina, 40 gr. di zucchero. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Procedimento: sciacquate bene l’uva, mettetela in una casseruola con l’acqua e lo zucchero e portate ad ebollizione. Fate bollire ancora per un quarto d’ora, poi toglietela dal fuoco e lasciate raffreddare. Passate il tutto nel passaverdura e con il succo ricavato, iniziate a stemperare la farina con un po’ di succo, man mano aggiungetelo tutto e portate di nuovo ad ebollizione per 2/3 minuti. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Togliete dal fuoco, versate negli stampini, fate raffreddare a temperatura ambiente e poi in frigorifero per alcune ore. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Al mio rientro a Bancovino, subito il budino di mosto d’uva! </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Anche noi tra poco iniziamo a vendemmiare e dobbiamo trasferire un po’ di quell’atmosfera nel menù di BV! </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“La pasta alla Furio”</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 08:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni anno, in questo giorno, dedico un post di Aїoli al mio papà. Con la convinzione che in effetti è stato un padre speciale e amorevole. Ho conservato fino ad oggi questo post sulla “pasta alla Furio” per ricordarlo attraverso le parole di una cara amica di famiglia, persa di vista per molti anni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Come ogni anno, in questo giorno, dedico un post di Aїoli al mio papà. Con la convinzione che in effetti è stato un padre speciale e amorevole. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ho conservato fino ad oggi questo post sulla “pasta alla Furio” per ricordarlo attraverso le parole di una cara amica di famiglia, persa di vista per molti anni e ritrovata da poco con piacere. Donna raffinata, eclettica, versatile, simpatica e divertente e, come lui, cuoca sopraffina. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Li rivedo ai fornelli insieme, spadellare e ridere, coordinandosi perfettamente come in una danza spontanea e ben equilibrata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Le sue belle parole, ricordandolo, sono state: “Furio, persona tenera, squisita, unica. Un uomo adorabile e un grande cuoco”. </span><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Un messaggio di affetto che conservo e rileggo quando voglio essere sicura di comportarmi come lui nella vita e non soltanto ai fornelli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Nonostante lei e papà creassero piatti sofisticati e spesso “azzardati”, il piatto con cui lo ricorda è quello che lei ha soprannominato la “pasta alla Furio”, un semplice aglio e olio al pomodoro, un condimento &#8220;normale&#8221;, un classico della nostra cucina ma che, come ho scritto nella parte “about me” di questo blog, lui preparava in modo sublime, con un tocco e un qualcosa in più che nessuno riesce a riprodurre. Mia mamma sostiene che quel tocco in più era il basilico fresco (che utilizzava volentieri al posto del prezzemolo che a lui non piaceva granché) ma io non sono d’accordo. Era il tocco…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Non ho mai più mangiato una pasta aglio e olio così buona.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Gli ingredienti sono semplici: aglio, olio, peperoncino, pomodori freschi concassé (sbollentati, pelati e fatti a dadini) o, se non li avete, dei buoni pelati, sale e basilico fresco alla fine. Tutto qui!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Con le mie sorelle parliamo spesso dei nostri ricordi legati a lui. Il tratto caratteriale più bello che ci ha lasciato in eredità è la vitalità, un approccio edonistico alla vita, la gioia di godere delle cose &#8220;piccole e normali&#8221; di tutti i giorni, un gran senso dell&#8217;umorismo e di autoironia, punti di forza che ci hanno permesso di sopravvivere a momenti anche molto difficili delle nostre vite.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Frappe, castagnole e un pizzico di “sole”</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Feb 2014 18:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Febbraio è solitamente associato al Carnevale, ai dolci tipici, alle maschere, ai costumi e all’allegria. Le riviste di cucina si sbizzarriscono pubblicando ogni genere di dolcezza fritta, al forno, zuccherata, mielata e appiccichina. Quando ero bambina febbraio era un mese di giochi e travestimenti. Ci sentivamo autorizzate a mascherarci sempre. Stranamente non ho mai voluto impersonare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Febbraio è solitamente associato al Carnevale, ai dolci tipici, alle maschere, ai costumi e all’allegria.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Le riviste di cucina si sbizzarriscono pubblicando ogni genere di dolcezza fritta, al forno, zuccherata, mielata e appiccichina. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Quando ero bambina febbraio era un mese di giochi e travestimenti. Ci sentivamo autorizzate a mascherarci sempre. Stranamente non ho mai voluto impersonare “qualcuno” ma un elemento naturale. Le maschere alle quali sono rimasta legata affettivamente sono quelle da “primavera”, fata delle nevi, e pomodoro. Ero sempre un tripudio di fiori, taffettà vaporosi e azzurri come il cielo, pon pon piumosi e nevosi. Mi volevo fondere con la natura e la terra e, in effetti, vestita da pomodoro ho toccato il fondo, avevo anche una sorta di picciolo sulla testa ma ero tanto contenta!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">In quel periodo, inevitabilmente, nella cucina di casa si riesumava la vecchia ricetta delle frappe e delle castagnole. Ricetta che ora conservo io, (mal) scritta a mano da mamma su un foglio di carta ormai giallo, consunto, macchiato e quasi indecifrabile. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">L’aneddoto più divertente della ricetta è il “pizzico di sole”. A mia mamma non è mai piaciuto evidentemente mettere la zampetta alla “a” per cui tutte le “a”, nelle ricette, sono sempre diventate delle “o”. Il pizzico di sale è diventato il pizzico di sole e a casa mia, da quel momento, si è sempre cucinato con un “pizzico di sole”, un richiamo senz’altro anche alla positività nella vita che poi ci è stata in qualche modo tramandata naturalmente. In effetti, io cerco sempre di concentrarmi sul lato positivo delle cose e di prendere la vita con allegria e con un “pizzico di sole”…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;"><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2014/02/frappe1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1937" title="frappe" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2014/02/frappe1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Questa ricetta delle frappe e delle castagnole è quella che ha gironzolato in casa per tutta la mia infanzia, che mia sorella utilizza per Billa e Luca e che per anni è stata conservata nel famoso quadernetto di ricette di papà. Ci sono soltanto le dosi, il procedimento neanche a parlarne, come da nostra tradizione. Posso solo dire che mio padre stendeva la pasta per le frappe sottilissima!! E friggendole venivano belle croccanti e dorate. Che profumo…</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><strong>Castagnole</strong>:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">600 gr di farina (manitoba, vengono più morbide)</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">150 zucchero </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 pizzico di “sole” </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 hg burro sciolto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">4 uova </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 bicchierino mistrà</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 scorza di limone grattugiata</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 bustina di lievito</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">vaniglia </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><strong>Frappe</strong>:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">500 gr farina</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">30 gr di burro fuso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">2 tuorli e 1 uovo intero</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">1 cucchiaio di zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">vino bianco q.b.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La marmellata di arance amare di Speer e Henry e l’affascinante angolo di Inghilterra del quinto piano…</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2014 22:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La pioggia incessante che in questi giorni sta stremando Roma a me non dispiace affatto. Mi riporta alla mente il musical “Singing in the rain” e mio padre, quando canticchiava il famoso motivetto. Insieme vedevamo sempre i vecchi film e a lui devo il mio bagaglio di pellicole d’epoca, alcune quasi sconosciute o completamente dimenticate.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La pioggia incessante che in questi giorni sta stremando Roma a me non dispiace affatto. Mi riporta alla mente il musical “Singing in the rain” e mio padre, quando canticchiava il famoso motivetto. </span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Insieme vedevamo sempre i vecchi film e a lui devo il mio bagaglio di pellicole d’epoca, alcune quasi sconosciute o completamente dimenticate.  </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">La mia infanzia è stata sempre popolata di strani personaggi, abitando noi in una parte del centro di Roma all’epoca isola felice e poco frequentata se non dai veri romani che vi abitavano e che ormai sono quasi completamente spariti. Potrei scrivere un libro su quei personaggi e sulle stranezze del luogo e del palazzo (in cui si dice abbia vissuto anche Mastro Titta, il famoso boia di Roma). Ricordo episodi e persone con grande nostalgia e con il rammarico di non poter più rivivere quei momenti spensierati e gioiosi. Ho trascorso la mia infanzia circondata da una romanità ormai introvabile e irripetibile, un senso di appartenenza al luogo e alla casa di cui sento costantemente la mancanza e che ritrovo con gioia quando vado a trovare la mia “eccentrica” mamma e alcuni degli ormai pochi sopravvissuti personaggi della mia infanzia spensierata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Mi ritengo fortunata ad aver conosciuto tutti quegli strani e divertenti esseri umani che probabilmente hanno contribuito a creare quello che Anto affettuosamente chiama il mio “mondo delle farfalle”. Non posso certo dire di aver avuto un’infanzia noiosa e solitaria! </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Mia madre mi racconta aneddoti divertenti di quando ancora era viva mia nonna e nel palazzo circolavano dei veri matti… la squinternata che suonava alla porta perché doveva urgentemente telefonare alla “Regina di Spagna” e mia nonna stava al gioco… si inchinava e la accoglieva con un “prego Maestà, si accomodi…”, la turca che leggeva i fondi del caffè, la zitella che passava l’intera giornata affacciata alla finestra a monitorare quello che succedeva per strada, la portiera grassa e sorridente, sempre seduta, che mi apostrofava con un “ecco la bella pentellina” e ne potrei nominare un’infinità.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">In questo panorama di autentica romanità, gli unici “stranieri” erano Speer e Henry, da tutti ribattezzati “Pietro (impossibile per un romano pronunciare Speer… ma che nome è?!?!?) e Eri (alla romana) oppure “gli inglesi”, che poi con gli anni e la maturità venni a scoprire che uno era scozzese e l’altro irlandese, nulla di inglese quindi eppure monarchici e adoranti della Regina Elisabetta…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Per noi erano gli inglesi e punto. Due giornalisti del Vaticano che prima degli anni ‘70 si erano trasferiti a Roma, nel mio palazzo. Loro hanno decisamente vivacizzato la mia infanzia e mi hanno insegnato tantissime cose, anche culinarie. Entrare a casa loro per me era come entrare nel mondo delle favole. Una casa piena di oggetti bellissimi, ceramiche, quadri, libri, teche con dentro le cose più strane (anche un ciuffo di capelli di Maria Stuarda…). La casa dei miei sogni, piena di luce, disordinata di fogli e libri, quasi tutto buttato a terra, ma elegantissima, impregnata di cultura e vivacità. Insieme a loro ho scoperto che dal nostro palazzo vedevamo tutti i colli di Roma, tranne il Celio e naturalmente il Campidoglio perché ci stavamo sopra : ), abbiamo ammirato le meraviglia della città nelle serate estive mangiando cocomero, mi hanno passato i libri più belli che abbia mai letto, incluse le loro storie nordiche di unicorni, fate e folletti, mi hanno mostrato gli oggetti più belli e rari che riportavano dai viaggi al seguito del Papa, mi hanno fatto capire e amare le ceramiche Wedgwood (motivo per cui ne ho comprate un’infinità, per la gioia di Anto…), mi hanno insegnato la cucina delle “colonie”, i chutney, il pollo al curry (come deve essere veramente cucinato) le marmellate, dalla classica Orange Marmalade all’immancabile Queen Victoria’s plum jam. Però… come tutti gli inglesi la sera alzavano il gomito e anche parecchio. Solitamente erano innocui, tutt’al più gridavano cose incomprensibili, barcollavano salendo le scale e qualche volta, se non facevano in tempo ad arrivare al pianerottolo, si addormentavano tra un piano e l’altro. Spesso dimenticavano le chiavi di casa e restavano fuori, e qui subentrava mio padre… </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Aveva studiato per loro uno strano sistema di imbracatura da alpinista. Spesso di notte mio papà li recuperava, salivamo su nella terrazza condominiale, li imbracava e dal loro terrazzino li calava direttamente dentro casa. Manovre da folli! Finalmente dopo anni di “imbracature” e discese ardite, mio padre, stremato, si fece fare varie chiavi di scorta che mia madre ancora conserva perché tuttora le perdono e restano chiusi fuori. Quando mio papà è mancato, ci hanno scritto uno dei biglietti più belli su di lui, che conserviamo gelosamente. Lo ricordano come un vero amico e un gentiluomo, come in effetti mio padre era. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Garamond; font-size: medium;">Ma io conservo gelosamente anche le ricette che mi hanno passato “Pietro e Eri”, scritte in inglese, stropicciate, macchiate e quasi illeggibili, tant’è che quella della marmellata di arance amare è diventata indecifrabile. Ma una più o meno simile, forse in versione più rapida, l’ho ritrovata in un ricettario in inglese e la riporto qui per chi volesse cimentarsi.</span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><strong>Ingredienti</strong> (per due barattoli): 500 gr di arance amare, 130 gr di limoni, 1 lt di acqua e 700 gr di zucchero.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><strong>Procedimento</strong>: lavare le arance e i limoni, tagliarle a metà, eliminare la parte centrale, tagliare poi a fettine sottili eliminando i semi. Mettere le fettine in una pentola con l’acqua e lasciare in frigo per 12 ore. Mettere poi la pentola sul fuoco portando ad ebollizione, a fuoco moderato. Aggiungere lo zucchero di nuovo portando ad ebollizione ma stavolta a fuoco vivace e cuocere la marmellata finché risulterà solida alla prova del piattino. Versare la marmellata nei vasetti puliti e sterilizzati, chiudere ermeticamente e capovolgerli per farli raffreddare.</span></span></span></p>
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		<title>A special cake on a special day for a special person&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2014 10:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi Penni mi ha fatto questo bel regalo. La torta per Aioli, con i colori di Aioli, soffice, delicata buonissima. E&#8217; una &#8220;chocolate chiffon cake&#8221; con dulce de leche (qui la ricetta: http://www.joyofbaking.com/cakes/ChocolateChiffonCake.html). Meravigliosa. Stamattina in cucina, Penni l&#8217;ha ultimata e l&#8217;abbiamo fotografata. Il nostro regalo, il nostro segreto&#8230; &#160; &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2014/02/torta-aioli42.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1918" title="" src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2014/02/torta-aioli42.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a>Oggi Penni mi ha fatto questo bel regalo. La torta per Aioli, con i colori di Aioli, soffice, delicata buonissima. E&#8217; una &#8220;chocolate chiffon cake&#8221; con dulce de leche (qui la ricetta: http://www.joyofbaking.com/cakes/ChocolateChiffonCake.html).</p>
<p>Meravigliosa. Stamattina in cucina, Penni l&#8217;ha ultimata e l&#8217;abbiamo fotografata.</p>
<p>Il nostro regalo, il nostro segreto&#8230;</p>
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		<title>La cena di gala dell’Accademia Italiana della Cucina</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2013 15:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo di oggi non è un post con ricetta, ma è un post da “mondo di Aїoli”. Ruota intorno al cibo, parla di cibo, ma anche di vita, di tradizioni e di “savoir faire”. Quest’anno l’Accademia Italiana della Cucina di cui, come sapete, sono membro per la Delegazione di Roma Centro (e lo dico con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo di oggi non è un post con ricetta, ma è un post da “mondo di Aїoli”. Ruota intorno al cibo, parla di cibo, ma anche di vita, di tradizioni e di “savoir faire”.<br />
Quest’anno l’Accademia Italiana della Cucina di cui, come sapete, sono membro per la Delegazione di Roma Centro (e lo dico con quella punta di orgoglio da impenitente della ztl…) festeggia i 60 anni della fondazione.<br />
Così l’Accademia la racconta:<br />
<a href="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2013/12/accademia2.png"><img src="http://www.aioli-dfr.com/wp-content/uploads/2013/12/accademia2.png" alt="" title="" width="225" height="225" class="alignleft size-full wp-image-1855" /></a>&#8220;L&#8217;Accademia Italiana della Cucina è nata &#8211; naturalmente a tavola, come accade spesso per le cose importanti &#8211; quando un gruppo di amici, riuniti a cena il 29 luglio del 1953, ascoltarono e condivisero l&#8217;idea che Orio Vergani perseguiva da tempo: quella di fondare un&#8217;Accademia col compito di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina italiana, la cultura della civiltà della tavola, espressione viva e attiva dell&#8217;intero Paese. I personaggi raccolti attorno ad una tavola in albergo di Milano &#8211; qualificati esponenti della cultura, dell&#8217;industria e del giornalismo &#8211; credevano tutti che la cucina non fosse cosa di poco conto, ma degna delle migliori cure da parte di ogni uomo intelligente e colto.<br />
La cucina è infatti una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città, da villaggio a villaggio.<br />
La cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. La cultura della cucina è anche una delle forme espressive dell&#8217;ambiente che ci circonda, insieme al paesaggio, all&#8217;arte, a tutto ciò che crea partecipazione della persona in un contesto. È cultura attiva, frutto della tradizione e dell&#8217;innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare&#8221;.<br />
La delegazione di Roma, subito dopo quella di Milano, è la più importante e rappresentativa, con tutto il rispetto&#8230;<br />
Ieri quindi ho presenziato ai festeggiamenti insieme all’amica Tiziana, entusiasta della cucina, cuoca sopraffina, donna colta e al passo con i tempi.<br />
È stata una serata divertente e interessante. Circondate da abiti lunghi, capelli laccati, piume, piumette e naftalina (tanta) ci siamo godute la nostra cena con tanto di discorso del Presidente, il quale non ha dimenticato un accenno e un attacco ad una qualche ministra che pare abbia dichiarato la superiorità della cucina francese rispetto alla nostra… quanta indignazione!<br />
Il menù, ammetto con candore e me ne scuso, non mi ha entusiasmato:<br />
“millefoglie di verdure e cialda di parmigiano con fonduta e paté, risotto con radicchio e speck croccante, fusilli al pesto di melanzane e menta, filetto di maialino al miele e mirto con spuma di castagne e tortiera di patate anna, parfait al torroncino croccante con base di pandoro”.<br />
Premesso che non sono un’amante del riso, e che detesto da sempre e su tutto il parfait, il semifreddo e tutti i suoi derivati, che se poi sono al torroncino… è come dire che una seppia è sensuale… ho praticamente spizzicato.<br />
A tavola le presentazioni, con le anziane che ti osservano e esordiscono: e voi siete accademiche?!?! E certo signora cara! Di quale delegazione? E la sottoscritta con un moto di orgoglio. ROMA CENTRO! e lei?? E la signora anziana: io sono della delegazione di Versailles…<br />
Cacchio Tizià, la signora ci ha fregato… vuoi mettere??? Ti siedi e dichiari: salve, sono Maria Calzetta della Delegazione di Versailles… che eleganza.<br />
E comunque… la signora di Versailles è andata a farsi benedire e io e Tiziana ci siamo divertite parlando di brodo, di cucina etrusca, di castagne, del riso che non fa parte della nostra tradizione romana, umbra, orvietana e vattelapesaca.<br />
Abbiamo parlato di vita, di sentimenti (anche culinari), di opera, di concerti, di Verona, di amiche leali e sincere e di quelle persone che nella vita sanno muoversi con eleganza e rispetto, poche purtroppo ma per fortuna qualcuna ancora ce n’è. Quelle che nel mondo di Madame Aїoli hanno un posto privilegiato e per le quali continuerò a cucinare con tutto il bene del mondo, così come mi ha insegnato mio padre.<br />
Tutti gli articoli che ho scritto per l’Accademia sono dedicati a lui così come l’ultimo pubblicato e che, mistero dei misteri, è finito nel volume per i 60 anni della Delegazione di Milano (aiutoooooooooo) e non in quella di Roma. Sconterò la pena, facendo in ginocchio la scala santa.<br />
Ho brindato con Tiziana al suo prossimo ingresso in Accademia e alle tante cene spassose e surreali che ci attenderanno.<br />
Auguri! </p>
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		<title>Il polpettone di zia Anita</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 18:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In realtà il polpettone di zia Anita è un piatto da evitare… utilizzato per anni dal clan Castellani come parametro di come si può cucinare male e presentare male un piatto e come minaccia contro il “non mi piace” per piatti ben più gustosi. La povera zia Anita, zia lontanamente acquisita per parte materna, era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In realtà il polpettone di zia Anita è un piatto da evitare… utilizzato per anni dal clan Castellani come parametro di come si può cucinare male e presentare male un piatto e come minaccia contro il “non mi piace” per piatti ben più gustosi.<br />
La povera zia Anita, zia lontanamente acquisita per parte materna, era la classica zia ormai vedova, anziana ma senza età, antipatica e scostante, soprattutto con noi bambine, motivo per cui mia sorella Licia, ogni volta che la vedeva, la prendeva a calci sugli stinchi, senza nessuna pietà.<br />
Non credo che zia Anita si fosse mai dedicata con amore e piacere alla cucina; in effetti non si ricordano memorabili manicaretti su quel fronte. L’unico piatto per cui la povera zia Anita è passata alla storia è stato il suo traballante e poco allettante polpettone, famoso per non stare in piedi visto che lei, donna morigerata e poco cucinifera, preparava con ¾ di pane ammollato e forse ¼ di carne macinata. Lo spauracchio della nostra infanzia, utilizzato da mio padre per minacciarci, sempre sorridendo come era solito fare: e se vi preparassi il polpettone di zia Anita?!?!<br />
Per reazione a quella cosa molliccia che ci siamo sempre rifiutate anche solo di assaggiare, i polpettoni a casa mia sono sempre stati sodi, grandi, ricchi e gustosi.<br />
Una ricetta che mio padre seguiva più o meno come base e che poi variava a seconda dell’estro, era quella del cucchiaio d’argento. La bibbia di casa, prima ancora della bibbia…<br />
<strong><strong>Ingredienti per 4 persone</strong></strong>:<br />
500 gr di manzo magro macinato<br />
1 pezzetto di pane ammollato nel latte (quantità a occhio, attenzione all’effetto zia Anita!)<br />
1 uovo<br />
parmigiano (q.b.)<br />
100 gr mortadella macinata<br />
noce moscata<br />
sale e pepe<br />
pangrattato (q.b.)<br />
<strong>Procedimento </strong><br />
In una ciotola amalgamate tutti gli ingredienti (tranne il pangrattato) mescolando bene, fatene una palla. Infarindola nel pangrattato, le darete la classica forma allungata tipica del polpettone. In un tegame scaldate un po’ di burro e olio, rosolatevi con cura un trito di cipolla, sedano e carota, unite il polpettone e fatelo dorare da tutte le parti. Aggiungete man mano un po’ di brodo vegetale e proseguite la cottura piano piano per un’ora circa. Tagliatelo a fette spesse e servite con il fondo di cottura.</p>
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		<title>Agosto romano, la soglioletta e il salmoriglio</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Aug 2013 11:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo agosto insolito, Madame Aїoli si gode la sua città. Una Roma quasi deserta, bellissima, completamente a disposizione. Con Anto l&#8217;abbiamo sempre detto che la città in agosto ha un fascino particolare e quest&#8217;anno voglio godermelo! Una sensazione di appartenenza e di romanità mai sperimentata così intensamente, tanto da sentirmi avvolta e accudita. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo agosto insolito, Madame Aїoli si gode la sua città.<br />
Una Roma quasi deserta, bellissima, completamente a disposizione. Con Anto l&#8217;abbiamo sempre detto che la città in agosto ha un fascino particolare e quest&#8217;anno voglio godermelo!<br />
Una sensazione di appartenenza e di romanità mai sperimentata così intensamente, tanto da sentirmi avvolta e accudita.<br />
In compagnia della mia impagabile sorella e “del Mario” (l&#8217;uomo dei <a href="http://www.aioli-dfr.com/i-fagottini-del-mario/">fagottini</a>), le giornate sono sempre piene e al di là della piacevole sensazione di essere culinariamente viziata da Laura (io quasi non tocco fornello!) che vaga da una casa all’altra con la sua oragnizzatissima sacchetta frigo piena di ogni leccornia, le giornate trascorrono tra i fori, i mercati di Traiano, i pic nic notturni e le più tipiche passeggiate romane, litorale incluso.<br />
E infatti, sere fa, ospiti di amici in barca (ferma e ancorata!), ci siamo goduti il tramonto dal porto Riva di Traiano, uno dei porti di Roma, con un bel bicchiere di vino bianco fresco e una buonissima cena a base di pesce. Gli gnocchetti con le vongole di Anna sono insuperabili! Mai mangiati così buoni e saporiti. Ancora più apprezzati, dato che la sottoscritta è un po’ scarsa sul pesce&#8230; E perciò oggi ho deciso di affrontare il nemico: una sogliola…<br />
L’unica certezza è il condimento. Il salmoriglio, che mi ha stuzzicato ieri sfogliando l’enorme libro (circa 700 pagine) “Profumi di Sicilia”… tanto lo sapete che in questo blog ho coniugato romanità e sicilianitudine. Come si può non attingere ad una cultura culinaria tanto ricca?<br />
Il salmoriglio… riporto testualmente:<br />
“in forma contratta ed al diminutivo, la sua traduzione è “piccola salamoia”, una salsa semplice, fortemente aromatica, molto profumata e stimolante dell’appetito. Serve sia per marinare, sia per essere spennellata sui cibi che cuociono, sia infine per essere versata sugli arrosti cotti ed è idonea per pesci e carni. In origine indicava invece la semplice salamoia, satura di sale, per immergervi olive, pesci da salare.<br />
Procedimento: con una forchetta frullare 1 bicchiere di olio e mezzo bicchiere di acqua calda, aggiungendovi man mano il succo di 2-3 limoni, il trito di un mazzetto di prezzemolo, 1 o 2 spicchi di aglio tritati finissimi (mia madre potrebbe svenire…) 1 cucchiaio di origano, sale e pepe. Quando la salsa sarà ben emulsionata e omogenea, farla cuocere a bagnomaria per 3 minuti. </p>
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